Riflettori puntati sui rider

La recente sentenza del Tribunale di Palermo che ha obbligato Glovo ad assumere a tempo indeterminato un rider ha definitivamente fatto balzare all’onore delle cronache la vertenza dei fattorini del food delivery.

Ormai richiestissimo da tutte le testate, emittenti televisive, radio, nazionali e locali, il lavoratore protagonista della notizia sulla sentenza del Tribunale di Palermo che ha condannato Glovo ad assumerlo, Marco Tuttolomondo, delegato di NIdiL Cgil. L’attenzione mediatica arriva, finalmente, dopo qualche anno di lotta durante il quale i rider si sono organizzati a fianco e dentro al sindacato. Durante la pandemia, prima e seconda ondata, i rider sono diventati una categoria di lavoratori essenziali, ma quasi a nulla sono valse le denunce sulla scarsa attenzione da parte dell’ ”algoritmo” in merito alle condizioni di salute e sicurezza. Denunce ripetutamente sottovalutate da media nazionali, ma non dal sindacato che ha continuato con forza e costanza a sostenere le lavoratrici e i lavoratori addetti alla consegna degli ordini sulle piattaforme.

Oggi i delegati sindacali Cgil sono in molte province italiane, da Nord a Sud del Paese. Il 30 ottobre scorso, per la loro prima giornata di mobilitazione nazionale, li abbiamo visti scendere nelle piazze e nelle strade di oltre venti città. Viste le restrizioni legate all’emergenza sanitaria, le iniziative sono state tante, tutte diverse, colorate e pacifiche, dal presidio davanti al municipio cittadino all’assemblea in streaming, dalla biciclettata al sit-in davanti al ristorante di turno. Tutti insieme i rider italiani il 30 ottobre hanno manifestato per dire no all’accordo firmato da Assodelivery con UGL, l’associazione di categoria delle piattaforme e un sindacato non rappresentativo.

“Contratto capestro”

L’hanno urlato a gran voce, infatti, che quel sindacato non li rappresenta e che quell’accordo è per loro un contratto capestro che riduce ancora di più i loro diritti e alimenta ancora di più il cottimo. Quando la notizia della firma di un contratto tra Assodelivery e UGL è uscita tutte le testate nazionali hanno riportato il comunicato dell’associazione confindustriale che lo definiva come il CCNL di settore che avrebbe migliorato le condizioni dei rider. Il giorno dopo, però, visto che persino il Ministero del Lavoro lo ha definito “illegittimo” e su alcuni punti al limite della legalità, tutti i media si sono affrettati a chiedere e pubblicare il commento della Cgil e, quindi, dei lavoratori. Il 3 novembre quel contratto “capestro” è comunque entrato in vigore mettendo i fattorini davanti ad un aut aut: o lo accetti o non lavori più con noi.

La questione di base sulla vertenza dei rider è il loro inquadramento come lavoratori autonomi (senza diritti e tutele) mentre invece, ha sempre sostenuto il sindacato, sono di fatto dei dipendenti (o comunque dei collaboratori eterorganizzati con i diritti e le tutele del CCNL). Il tira e molla con l’associazione datoriale che, per inciso, si rifiuta di riconoscere persino i diritti sindacali e non si confronta con i sindacati più rappresentativi, ha portato alle calende greche i lavori del tavolo ministeriale istituito nel 2019.

Non ci fermiamo

Da quando la ministra Catalfo ha ripreso gli incontri sono arrivate le notizie dell’intenzione di Just eat di assumere i rider a partire dal 2021, dell’uscita di Just Eat da Assodelivery e della sentenza del Tribunale di Palermo (che di fatto da ragione alla Cgil). “Con l’importante sentenza di Palermo un altro pezzo si aggiunge a questa lunga battaglia per il riconoscimento di diritti e tutele per i rider. – ha commentato Silvia Simoncini, segretaria nazionale NIdiL Cgil – Non ci siamo mai fermati in questi mesi e non ci fermeremo ora.”

“Che cosa resta della sentenza di Palermo? La cosa che resta è che il lavoro paga – ha commentato sui social Andrea Borghesi, segretario generale NIdiL Cgil – La cosa che resta è che NIdiL, rimane accanto ai lavoratori che stanno rivendicando dignità sapendo che abbiamo vinto una battaglia ma che sarà ancora lunga conquistare diritti e tutele per tutti. La cosa che resta è il grande lavoro del collegio legale che ha scritto il ricorso. La cosa che resta è lo sguardo e le parole di Marco Tuttolomondo, la sua forza, il suo coraggio la sua umanità. La cosa che resta è il nostro impegno.”

RIDER, LAVORARE CON L’ALGORITMO

I fattorini del food delivery dopo l’emergenza Covid-19 sono diventati oltre 30mila. Sono considerati lavoratori autonomi, quindi semplici collaboratori occasionali con la ritenuta d’acconto (senza diritti e tutele), perchè – si dice – possono lavorare quando e se vogliono. In realtà, non sono così liberi, sono costretti da un algoritmo a rispettare turni e orari. Una questione di ranking, chi non garantisce disponibilità “perde punti”, viene chiamato sempre meno fino alla cancellazione del profilo.

I rider vengono pagati a consegna, circa 3 euro lordi, in uno “slot” di un’ora si riescono a fare 2-3 consegne. Con il “Decreto Rider” del 2019 (Legge 128/2019), è stato istituito un tavolo al Ministero del Lavoro con i sindacati più rappresentativi, per la definizione di un contratto nazionale. Fuori da questo percorso, Assodelivery ha firmato con UGL un contratto “capestro”, bocciato subito dallo stesso Ministero.

Newsletter èLavoro NIdiL Cgil Novembre 2020