NUOVI AMMORTIZZATORI SOCIALI per una riforma davvero inclusiva

In questi mesi di emergenza il nostro sistema di tutela del reddito ha dimostrato i suoi limiti e l’incapacità di coprire le tipologie di lavoratori più fragili, che più ne avrebbero bisogno.

Se c’è un insegnamento da raccogliere nell’attuale crisi economica e sociale innescata dall’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, è che non ci possono più essere nel nostro sistema di ammortizzatori sociali settori e figure lavorative escluse o tenute ai margini del sistema stesso, incidendo pesantemente sulle condizioni di vita materiale delle lavoratrici e dei lavoratori.

L’esperienza dei mesi scorsi con i Decreti Cura Italia e Rilancio e successivamente con il Decreto Agosto, dimostra infatti che seppur intervenuti in una situazione di emergenza, questi provvedimenti non hanno purtroppo colto molti dei problemi che, in relazione alle lavoratrici e ai lavoratori atipici, abbiamo sin dall’inizio segnalato al Governo per rendere quelle misure più eque e rispondenti ai bisogni di tutela inevitabilmente aggravati dalla crisi.

Limiti del sistema: troppi esclusi

Insomma, il sistema di tutela del reddito, sia in costanza di rapporto di lavoro che in caso di cessazione dell’attività lavorativa, attraverso un mix di strumenti ordinari ed emergenziali, ha mostrato tutti i suoi limiti e le sue lacune. Pensiamo ad esempio alla completa assenza di una tutela in costanza di attività per le cenitinaia di migliaia di collaboratori e partite iva della Gestione separata Inps, piuttosto che dei collaboratori sportivi. Oppure pensiamo ai cosiddetti bonus riconosciuti ad ampie platee di lavoratori, ma spesso insufficienti sotto il profilo dell’accesso, della durata e dell’importo. Pur in un contesto così difficile e complesso, siamo tuttavia riusciti grazie al lavoro di questi mesi intensi a far riconoscere per la prima volta un sostegno al reddito per i collaboratori dello sport e a garantire con la contrattazione un’integrazione tempestiva al salario di centinaia di migliaia di lavoratori somministrati, destinatari in caso di cessazionedi un sostegno al reddito una tantum erogato dal fondo di solidarietà di settore.

Verso una riforma degli ammortizzatori sociali

Occorre dunque capitalizzare questa nuova conoscenza della realtà che la crisi sta facendo emergere portando finalmente a compimento una riforma degli ammortizzatori sociali che sia universale, coerente con gli obiettivi e al tempo stesso sostenibile. Nella discussione delle prossime settimane rispetto al testo di riforma degli ammortizzatori su cui sta lavorando il Governo crediamo che in particolare sia necessario intevenire su due versanti: quello di un ammortizzatore in costanza di attività per il lavoro autonomo e quello di modifica di NASPI e DIS-COLL, le attuali indennita di disoccupazione riconosciute dall’INPS.

Lavoro autonomo

Per il lavoro autonomo pensiamo che i collaboratori coordinati e continuativi, dovrebbero essere inseriti all’interno del sistema generale della Cassa integrazione nei casi di sospensione dell’attività lavorativa, seppur con gli opportuni adattamenti dettatti dalle caratteristiche proprie di questa prestazione. In maniera analoga questa misura andrebbe estesa anche ai collaboratori sportivi tenendo conto delle  problematiche innescate dagli attuali specifici regimi fiscali e previdenziali a cui sono assoggettati e che speriamo siano superati dall’intervento legislativo che il govenro ha annunciato da diverso tempo.

Per i professionisti con p.iva della Gestione separata è necessario collocare il sostegno il più possibile vicino all’evento di difficoltà rendendolo percepibile nel momento in cui si manifesta il bisogno. In tale senso si potrebbe pensare ad una prestazione riconosciuta a fronte di un un calo di almeno 1/3 del reddito medio percepito nei 12 mesi precedenti. Tale prestazione potrebbe agire a partire dal terzo mese di riduzione media del reddito. Se al termine dell’anno non si dovesse confermare il calo del 30% verrà attivata una opzione di conguaglio in base alla quale il professionista deciderà se mantenere la prestazione già percepita  rinunciandovi ad es. l’anno successivo al verificarsi delle condizioni di nuovo accesso, oppure ristornare in toto o in quota parte la prestazione percepita attraverso meccanismi da definire. Andrebbe contestualmente individuato un massimale entro il quale rapportare la prestazione sul modello della Cassa integrazione. Si potrebbero valutare, inoltre, ipotesi di contributo di entrata ulteriore all’avvio dell’ammortizzatore e/o un meccanismo di bonus/malus rispetto all’utilizzo dell’ammortizzatore in un determinato arco temporale. Pensiamo infine che analoghi interventi andrebbero estesi ai professionisti delle Casse c.d. Ordinistiche con previsione di una necessaria norma di coordinamento.

Indennità di disoccupazione Naspi

La NASPI andrebbe in particolare riformata sotto due aspetti. Il primo riguarda l’eliminazione del decalage che oggi falcidia la prestazione dopo alcuni mesi di erogazione. Per il secondo aspetto è necessario individuare un trattamento minimo al di sotto del quale non si può collocare la prestazione, per evitare il fenomeno delle cosiddette NASPI povere, spesso effetto di salari bassi o condizioni patologiche di part-time involontario.

Per la DIS-COLL le strade potrebbero essere due: o abrogarla per farla confluire direttamente nel sistema NASPI oppure riformarla in termini di accesso, importo e durata oltre che, prevedendo per i periodi di fruizione la contribuzione figurativa, oggi assente.

AUTONOMI I PIU’ PRECARI ESCLUSI DAI BONUS

Tra i superprecari del mercato del lavoro italiano ci sono i lavoratori autonomi: collaboratori occasionali (ritenuta d’acconto), partite iva iscritte alla gestione separata Inps e collaboratori coordinati e continuativi. Sono oltre mezzo milione e spesso hanno redditi medi che non superano rispettivamente i 7mila, 17mila e 10mila euroGli occasionali sono stati completamente esclusi da tutte le Indennità Covid, le partite Iva hanno ricevuto un sostegno iniziale, non rinnovato nel decreto agosto. Molti contratti co.co.co. sono stati sospesi: questi lavoratori sono senza lavoro esenza sostegno al reddito, senza poter chiedere la disoccupazione.

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