SOMMINISTRAZIONE, pubblicata ricerca Università Roma Tre

Pubblicata la ricerca dell’Università Roma Tre e LabChain (Centro interuniversitario di studi avanzati su innovazione tecnologica, blockchain e politiche del lavoro) su “Il lavoro in somministrazione negli ultimi 10 anni. Big Data per l’analisi della domanda di lavoro in somministrazione in Italia.” 

Dai dati emerge che nel nostro Paese il contratto a tempo determinato con un’Agenzia è la forma contrattuale con il tasso di occupabilità più alto, maggiore anche del contratto a termine alle dirette dipendenze dell’Azienda.

Secondo l’indagine, infatti, “la probabilità di rioccupazione entro 30 giorni dei lavoratori in somministrazione è particolarmente elevata (il 55%) e quasi doppia rispetto a quella dei contratti a termine standard, che si attesta sul 29,4%. Il dato è confermato anche con una analisi a distanza di 60 nonché di 90 giorni dalla scadenza contrattuale, quando la percentuale sale al 68,9%.”

Inoltre, “tra le varie classi di età la probabilità di rientro dopo un contratto in somministrazione è sempre superiore di circa 20 punti percentuali rispetto ai contratti direttamente subordinati. Il divario è ancora maggiore (26 punti percentuali) tra i più giovani (15-24 anni)”.

Presentazione della ricerca sul lavoro in somministrazione

La ricerca è stata presentata a Roma nel corso di un evento organizzato da Assolavoro, una delle associazioni nazionali delle Agenzie per il Lavoro. La relazione introduttiva è stata curata dalla Prof.ssa Silvia Ciucciovino, Prorettore dell’Università Roma Tre, che ha seguito la ricerca insieme con Alessandro Toscano, Francesco Crespi, Roberto Quaranta, Nicola Caravaggio e Fabiano Lamberti.

Tra gli ospiti: Andrea Orlando, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali (che ha inviato un messaggio); Alessandro Ramazza, Presidente Assolavoro; William De Vecchis, Senatore Lega; Renata Polverini, Deputata Forza Italia; Antonio Viscomi, Deputato Partito Democratico; Andrea Borghesi, Segretario Generale NIdiL CGIL; Domenico Proietti, Segretario Confederale UIL e Mattia Pirulli, Segretario Generale Felsa CISL. Moderatore Giorgio Pogliotti, Il sole 24 ore.

INTERVENTI DI ANDREA BORGHESI, SEGRETARIO GENERALE NIdiL CGIL

[SINTESI] La contrattazione ha consentito di superare la difficile fase della Pandemia nel settore, attraverso l’utilizzo del Fondo di Solidarietà bilaterale permettendo ai lavoratori di percepire il trattamento di integrazione salariale puntualmente al 15 del mese. 

La somministrazione di lavoro riguarda solo il 2% degli occupati. Nel nostro Paese esiste un problema di mercato del lavoro, reso ancora più evidente dalla crisi. Riguardo ai sostegni messi in campo dal Governo nel 2020, oltre 20 tipologie di intervento per cercare di coprire tutte le tipologie di rapporti di lavoro e, comunque, alcuni sono rimasti esclusi.

In un mondo del lavoro così frammentato c’è anche una responsabilità delle imprese, non soltanto del legislatore. Frammentazione nei siti produttivi e nelle attività produttive, frammentazione nel sistema degli appalti e dei subappalti. Si stanno creando condizioni di lavoro per le persone assolutamente indecenti. Arriviamo così al tema salariale nel nostro Paese: c’è un dumping tipologico che tira giù i salari, un problema che si sta aggravando, non si sta risolvendo. Nella fase di ripresa, bisogna evitare che il punto su cui si scarica la competitività delle imprese sia il lavoro.

Il tema della qualità dell’occupazione e l’obiettivo di allargare al massimo il numero degli occupati dovrebbe essere al centro, ma non sembra essere questo, oggi, il punto centrale nella discussione politica e del PNRR.

Politiche Attive, rischiamo che nel nostro Paese si punti tutto su questo aspetto, ma in realtà il vero problema non è solo formare le persone, ma formarle per fare cosa? Ci stiamo tarando su una qualità della produzione non particolarmente alta, con effetti sui salari e sulla produttività. La domanda è: quale politica industriale e quali investimenti si stanno facendo e si programmano per creare le condizioni per un lavoro di qualità, che sia in grado di incrociare e favorire le transizioni digitale e tecnologica?

Il rischio è quello di formare lavoratori con professionalità che poi non sono spendibili nel mercato del lavoro reale. Il tema non è soltanto l’offerta di lavoro. C’è un problema grosso di domanda di lavoro nel nostro Paese. L’offerta da parte dei lavoratori non manca, abbiamo addirittura persone sovraqualificate rispetto al lavoro che dovrebbero svolgere. Anche la questione dei salari non è estranea a questo ragionamento. Se abbiamo un problema di gap salariale forse sarà anche legato a una domanda di professionalità troppo basse. 

Di centri per l’impiego e di certificazione burocratica noi non abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno di centri per l’impiego qualificati e molto rinforzati in personale e professionalità. Abbiamo bisogno di un Pubblico che sia in grado di gestire il servizio, ma anche programmare, governare e controllare i servizi all’impiego nel quale le agenzie possono svolgere un ruolo importante.

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