Roma, 24 settembre 2026 – “Va cambiato un modello nel quale le piattaforme organizzano e controllano il lavoro continuando a scaricare sulle lavoratrici e sui lavoratori rischi e costi propri dell’impresa. È questa la battaglia che portiamo avanti nella rappresentanza quotidiana, nelle vertenze e nel contenzioso giudiziario, nella contrattazione e nel confronto sul recepimento della direttiva europea.” Così NIdiL CGIL in una nota di commento alla notizia della decisione della Procura di Milano di fare appello al Riesame contro l’ordinanza del gip che ha respinto l’obbligo per Glovo di assumere i ciclofattorini.
“Ribadendo la necessità di riconoscere la natura subordinata almeno di quanti svolgono con continuità e assiduità il lavoro dei rider di Glovo, la Procura interviene su questioni che conosciamo bene attraverso anni di rappresentanza e tutela delle lavoratrici e dei lavoratori delle piattaforme. – prosegue NIdiL CGIL – Il punto, infatti, non è che si possa scegliere quando collegarsi o lavorare contemporaneamente per più piattaforme, ma chi, una volta che si decide di lavorare, organizza concretamente quella prestazione.”
“Compensi determinati unilateralmente, cottimo, organizzazione del lavoro e monitoraggio attraverso gli algoritmi sono le criticità alla base delle nostre rivendicazioni e della lotta dei lavoratori e delle lavoratrici del food delivery. – prosegue il sindacato degli atipici – Anche diverse pronunce della magistratura, negli ultimi anni, a partire da vertenze sostenute dalla CGIL, hanno riconosciuto la natura subordinata, o comunque etero organizzata, del rapporto di lavoro dei rider. Su questi stessi temi abbiamo provato a intervenire attraverso la contrattazione, ma non abbiamo mai registrato una reale apertura da parte delle aziende.”
“Il testo di recepimento della direttiva europea sulle piattaforme recentemente proposto dal governo, rispetto al quale la CGIL ha già espresso forti critiche di metodo e di merito, – conclude NIdiL CGIL – dovrebbe intervenire con nettezza introducendo una presunzione di subordinazione, partendo dalle concrete modalità di organizzazione, direzione e controllo della prestazione, anche quando esercitate attraverso sistemi algoritmici, per agevolare realmente e in maniera determinante il lavoratore nella richiesta di riqualificazione del rapporto di lavoro.”