Roma, 3 luglio 2026 – “Fatta la legge, trovato l’inganno. L’aumento medio fino a 200 euro promesso da Glovo a maggio, con decorrenza dal 9 febbraio 2026, si è tradotto in pochi euro. Questo è, in realtà, quanto hanno ricevuto le rider e i rider della piattaforma come conguaglio retroattivo per quattro mesi di lavoro, dimostrando l’assenza di reali cambianti.” Così denuncia NIdiL CGIL in una nota diffusa oggi.
L’aumento del compenso minimo era stato annunciato dalla società sotto controllo giudiziario il 19 maggio scorso, con la condivisione della Procura di Milano: promessi 3 euro lordi a consegna (contro i precedenti 2,50), 14 euro lordi l’ora (contro i 10), “aumenti medi fino a 200 euro al mese”. Le fatture esaminate da NIdiL Cgil per il periodo 9 febbraio – 31 maggio 2026, quasi quattro mesi di attività, mostrano invece “integrazioni una tantum” inferiori di media ai 10 euro totali.
Questi numeri confermano quanto NIdiL Cgil ha già denunciato il 26 giugno scorso, quando ha lasciato il tavolo convocato da Confcommercio – che riunisce anche Conftrasporto e AssoDelivery – sulle regole del food delivery. “Nessuna apertura su subordinazione, compensi e tutela dal caldo” le motivazioni di quella scelta riferita in particolare a Glovo-Foodinho e Deliveroo, che inquadrano i rider con partita IVA o collaborazione occasionale, entrambe sottoposte a controllo giudiziario dalla Procura di Milano.
“Il meccanismo di calcolo dei presunti aumenti emerge dalla stessa comunicazione con cui Glovo li ha annunciati a lavoratrici e lavoratori – spiega il Sindacato -. Il minimo di 3 euro a consegna vale “indipendentemente da ogni altra variabile”: non è cioè agganciato ad alcun parametro di distanza. È, dunque, l’algoritmo della piattaforma, attraverso l’assegnazione degli ordini, a stabilire se quella soglia rappresenti un reale aumento o una soglia già ampiamente superata dai compensi correnti. Allo stesso modo, il nuovo minimo orario di 14 euro non si calcola sul tempo di lavoro realmente impiegato, ma su un “tempo effettivo calmierato”, cioè tagliato da tetti massimi (“Cap”) calcolati dalla stessa Glovo su base statistica: attese ai locali, ricerca di citofoni, traffico imprevisto, se superano la mediana, semplicemente non vengono retribuiti. Così facendo si riduce artificialmente il tempo utile al calcolo dell’integrazione, e con esso la possibilità che scatti un aumento reale.
“Le modifiche sui compensi propagandate da Glovo per uscire dal controllo giudiziario non hanno cambiato le cose – conclude NIdiL CGIL – lo dimostrano conguagli da pochi euro dopo quattro mesi di lavoro. Chi lavora ogni giorno con continuità va qualificato come subordinato, con i diritti che ne derivano.”