MANIFESTAZIONALE NAZIONALE Roma, 18 giugno | Intervento di Auli Pambianco

PACE, LAVORO, GIUSTIZIA SOCIALE, DEMOCRAZIA CAMMINANO INSIEME. LA CGIL IN PIAZZA

“Pace, lavoro, giustizia sociale, democrazia camminano insieme.”  la manifestazione nazionale organizzata dalla CGIL il 18 giugno 2022 a Roma ha riempito Piazza del Popolo con i colori e le storie di tutte le categorie, dal Trentino alla Sicilia.

Sul palco gli interventi di delegate e delegati, per NIdiL CGIL Auli Pambianco che ha raccontato la sua lotta di somministrata da 10 anni, dal 2021 presso il Ministero dell’interno nei servizi immigrazione delle Prefetture.
 
A chiudere l’iniziativa il Segretario Generale Maurizio Landini: “i punti fondamentali sono: una vera lotta per aumentare i salari, una vera lotta per combattere la precarietà, una vera lotta per estendere i diritti, una vera lotta per un nuovo fisco”. “Noi non ci fermeremo qui – ha concluso Landini – perché questo Paese lo vogliamo cambiare per davvero”. 

L'intervento di Auli Pambianco, delegata NIdiL CGIL

Buongiorno, sono Auli Pambianco, 38 anni, mamma, moglie e somministrata precaria. Sono una di quelle lavoratrici e lavoratori spesso “invisibili”, ai quali si chiede sempre di più e si offrono sempre meno certezze. Ma che qui, oggi, e sempre di più, vogliono far sentire la propria voce e presentarsi, mettersi in gioco, essere nel sindacato e nella società, protagonisti del proprio destino.

La mia è una storia di resistenza, una vita in salita: nonostante le difficoltà e avendo perso giovanissima entrambi i miei genitori, ho conciliato studio e lavoro finché è stato possibile per poi rinunciarci ed entrare nel mondo del lavoro. Una settimana esatta dopo il diploma mi è arrivata la prima chiamata da parte di un’agenzia di somministrazione.

Non posso lamentarmi: ho sempre lavorato in maniera continuativa e non vi nascondo che ad un certo punto della mia carriera ho avuto la tanto desiderata stabilità, ma era in cambio della promessa di non avere figli… Perché bisogna scegliere tra avere un figlio e il lavoro? Non è un diritto la maternità? So solo che ho scelto di essere madre e per nulla al mondo ci avrei rinunciato!

Mi hanno messa in condizione di licenziarmi e rinunciare a quel contratto stabile. Ero giovane, inesperta, non conoscevo il sindacato, non potevo fare altrimenti e non pensavo davvero che un posto di lavoro stabile sarebbe diventato un miraggio. 

La mia prima figlia – perché si ho scelto più volte di essere madre! – è nata nel 2009 e da allora ho cambiato millemila lavori. Tutti precari, instabili, temporanei. Da luglio 2019, in 18 mesi, per lo stesso lavoro, ho collezionato 7 diverse agenzie e 7 variazioni orarie, sempre più a ribasso. Che dite, me lo merito un premio?

Da marzo 2021 presto servizio per il Ministero dell’Interno come somministrata! Siamo circa 700 in tutta Italia, in maggioranza donne, che si occupano principalmente di immigrazione per le prefetture ma, in realtà, siamo chiamati a ricoprire posizioni in più uffici, vista la forte e sempre in aumento carenza di personale di ruolo! Il primo è durato sei mesi, il secondo tre mesi, il terzo e il quarto 40 giorni. Oggi è in corso il contratto “gestazione” – passatemi il termine – di 9 mesi ottenuto solo ed esclusivamente grazie all’impegno del sindacato, di NIdiL CGIL. Chissà cosa nascerà a dicembre…

Ogni volta che un lavoratore somministrato termina la “missione” – così si chiama – tutto ciò che ha imparato, tutta la formazione ricevuta, come la mia in due anni al Ministero (competenze e conoscenze, continua formazione e crescita professionale: ho dovuto imparare e studiare molto!) non conterà più nulla e dovrò cominciare, di nuovo, da capo. Che senso ha?

Ieri abbiamo approvato la piattaforma per il rinnovo del contratto della somministrazione, dopo centinaia di assemblee in cui abbiamo raggiunto circa 20mila lavoratori e lavoratrici: un grande risultato del lavoro di NIdiL. Mentre le agenzie hanno generato profitti sempre crescenti e le aziende hanno sfruttato la precarietà e la flessibilità offerta dalla somministrazione – io credo di avere lavorato per almeno 15 agenzie – i lavoratori investono nella speranza di una posizione stabile, di missione in missione, da una scadenza all’altra.

Per questo vogliamo:

  • penalizzazioni per i troppo frequenti turn over massicci e ingiustificati e per le cessazioni discriminatorie dei contratti, come per maternità ed infortunio.
  • che il profitto delle agenzie sia redistribuito tra lavoratrici e lavoratori somministrati perché è grazie a noi e alla nostra professionalità che le agenzie di somministrazione hanno tanti utili oggi!
  • formazione continua e più sicurezza.
Andrea Borghesi, Auli Pambianco, Maurizio Landini

Andrea Borghesi, Auli Pambianco, Maurizio Landini

Chi lavora, come me, in somministrazione ha 2 datori di lavoro, deve sottostare a 2 regolamenti, sottoscrive 2 contratti di fatto e, per quanto se ne dica, non si hanno gli stessi diritti dei lavoratori “titolari”. E siamo qui anche per questo: far valere gli stessi diritti per tutti i lavoratori, che siano somministrati o no!

La precarietà è totale incertezza. Siamo precari, soprattutto precarie, e non solo dal punto di vista lavorativo: il precariato è un vero e proprio stile di vita! Pensiamo ai collaboratori, ai lavoratori autonomi e occasionali, a chi fa fare sport ai nostri figli, spesso senza un vero e proprio contratto di lavoro, senza contributi. Pensiamo ai tanti rider che ci portano la cena a casa! Non possiamo sognare di avere una casa di proprietà – a me il mutuo la banca non l’ha concesso nonostante mio marito sia a tempo indeterminato – o più semplicemente non possiamo permetterci il lusso che ci si rompa la lavatrice perché a rate non potremmo comprarla. Che vita è questa? La mia e quella di migliaia di persone, in maggioranza donne, perché i numeri lo dicono chiaro: la precarietà è soprattutto donna.

Perché nel 2022 le donne devono scegliere se essere madri o avere un lavoro? Perché svolgendo la stessa mansione di un uomo lo stipendio non è lo stesso? Perché in questo periodo di pandemia moltissime donne hanno dovuto dimettersi dal proprio lavoro per seguire i figli in DAD? Perché ancora oggi ruoli di prestigio e di rilievo sono riservati agli uomini? Perché ci sono ancora così tante donne non autonome economicamente che non possono permettersi di lasciare il compagno, magari violento?

L’anno scorso ho perso una gravidanza, ero al secondo trimestre ed ero – come ora – precaria nella pubblica amministrazione. In quella situazione, mentre tutto mi crollava addosso, sono stata incalzata per rientrare subito al lavoro – dopo appena 48 ore – perché altrimenti avrebbero chiesto all’agenzia di somministrazione di sostituirmi. Ho ingoiato dolore e lacrime e sono rientrata perché con affitto, spese e due figli e con un solo stipendio non vivi.

Vorrei quindi dire alle donne, alle sorelle tenaci che nonostante quello che accade nel mondo, non si arrendono: fate in modo di fare la differenza sul lavoro e nella vita. Cambiamolo questo mondo. Fate figlie femmine perché ce n’è gran bisogno e insegnate loro ad essere consapevoli ed autonome. Fate figli maschi ed insegnate loro a trattare le donne con rispetto ed amore. Se non volete figli siate voi stesse, non dovete spiegazioni a nessuno e soprattutto non sono i figli a fare di voi una donna. Non abbiamo bisogno del paternalismo da pacca sulla spalla, abbiamo bisogno di quei diritti che ci hanno tolto rendendo leciti meccanismi assurdi e perversi che tolgono dignità alle persone e penalizzano la qualità del lavoro.

È giunto il momento di fare! Basta chiacchiere: bisogna investire per combattere ora vecchie e nuove povertà, per una società sostenibile improntata sulla giustizia sociale, al lavoro stabile e dignitoso. Bisogna rimettere al centro il lavoro: cancellare la precarietà,  ridurre le tipologie contrattuali, affermare la centralità del tempo indeterminato. Serve una vera politica del fare e fare bene e il sindacato deve poter essere protagonista di questa riforma necessaria per il nostro Paese.

Vorrei poter guardare negli occhi mia figlia – che è qui insieme a noi – e dirle che potrà essere chi vuole, studiare e diventare ciò che desidera e anche se sarà difficile ce la farà. Ecco, è la parte del “difficile” che mi spaventa. Non sarà “solo” difficile, sarà una lotta! Ma vorrei dire soprattutto a chi decide per noi, fa le leggi e programma il futuro di migliaia di persone: non si manda avanti un paese costruendolo sulla precarietà. Non si manda avanti un paese senza la metà della sua popolazione. Senza le donne.

Auli Pambianco, somministrata da 10 anni, felicemente madre e moglie.