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COLLABORATORI SPORTIVI. E’ SOLO L’INIZIO

Nel Decreto Cura Italia è stata prevista un’indennità di sostegno al reddito anche per chi lavora nel mondo dello sport. Un primo passo verso il riconoscimento di diritti e tutele a chi non li ha mai avuti.

Il Decreto Cura Italia e il dibattito pubblico che lo ha preceduto e seguito, così come il Decreto di Aprile (o Maggio si vedrà) che proseguirà e integrerà le disposizioni del primo e allargherà presumibilmente i destinatari delle misure di sostegno al reddito nella difficile fase del Covid 19, hanno messo in luce e dato voce e primi riconoscimenti di cittadinanza, a un mondo del lavoro sommerso, sconosciuto e abbandonato a sè stesso. 

Tra questi lavoratori, i collaboratori sportivi, da sempre esclusi dal diritto del lavoro, individuabili solo dalla normativa fiscale, esclusi dai riconoscimenti dei titoli di studio (avere una laurea in scienze motorie nel settore vale poco o nulla), senza assicurazione, previdenza, malattia, ecc. hanno visto riconosciuta, grazie all’azione sindacale, l’indennità dei 600 euro prevista anche per collaboratori e partite iva iscritti alla Gestione Separata Inps. 

Tuttavia, sembra che il vento stia cambiando 

Una vera rivoluzione che ha assimilato, “di fatto” a lavoratori tout court, quel mondo di tecnici, allenatori e amministrativo-gestionali che garantiscono la sopravvivenza dello Sport in Italia e concorrono a migliorare la salute pubblica. Un mondo, quello sportivo, da sempre “a sè”, che non gradisce intromissioni e resiste alle regolamentazioni, con il Coni come unica vera autorità regolatrice, che fa da spartiacque tra associati (federazioni, società, ASD, ecc.) titolari di agevolazioni e diritti, e non associati. Sempre più il settore sportivo acquista valore nella cultura popolare, non solo con gli Sport professionali, ma anche come pratica quotidiana dei cittadini e delle cittadine italiane, dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze e degli adulti, anche anziani, e sempre più il settore concorre significativamente alla ricchezza del Paese (si stima rappresenti circa il 3% del Pil) e diventa occasione di lavoro e perciò va in tal senso regolamentato. La politica e i livelli istituzionali con la Legge Delega in fase di attuazione gettano le basi per una riforma del sistema ancora tutta da venire.

Gli sportivi e il sindacato

I collaboratori e le collaboratrici sportive cercano il Sindacato, e lo hanno cercato sempre più in questi mesi, come garante d’informazioni corrette ed esaustive e vero soggetto atto a rappresentarli. Hanno scoperto forse per la prima volta che se non saranno loro i protagonisti dei processi in atto, difficilmente si vedranno riconosciuti diritti. A livello territoriale, diverse strutture di NIdiL Cgil hanno già avviato iniziative e aperto interlocuzioni con Regioni e Comuni. A livello nazionale, unitariamente, NIdiL Cgil, Felsa Cisl e Uiltemp chiedono l’apertura di un tavolo che veda i livelli istituzionali alla regia (Ministero dello Sport) e con il concorso di Sport e Salute S.p.A, per arrivare a definire una legislazione che includa nei diritti fondamentali del lavoro collaboratori sportivi e partite iva nello sport e che si attui attraverso un Accordo Quadro di Sistema per il Lavoro Sportivo. I tempi sono maturi, le istituzioni dichiarano la loro disponibilità ad avviare un primo incontro, la consapevolezza dei lavoratori si fa sempre più forte e la rappresentanza cresce di giorno in giorno. Mentre attendiamo la conferma dell’estensione dell’indennità di marzo anche per il mese di aprile e proviamo ad allargare la platea di riferimento e l’importo da erogare per i collaboratori sportivi, possiamo cominciare a guardare avanti con azioni concrete.

IO CHE LAVORO NELLO SPORT. La riflessione/ denuncia di un collaboratore sportivo.

L’emergenza di questi giorni ha evidenziato i problemi della mia categoria, quella dei collaboratori sportivi, una realtà lavorativa importantissima, non solo per lo sviluppo dello Sport in Italia ma anche per la crescita e l’educazione dei nostri ragazzi e per la cura e tutela della salute di adulti e anziani. Quasi nessuno sa, ad esclusione degli interessati, che in questo settore, la quasi totalità della Associazioni o Società sportive dilettantistiche si avvale di una norma che permette di pagare i dipendenti in una forma priva di qualsiasi contribuzione e tutela. 

Centinaia di migliaia di professionisti, spesso laureati, che sono il motore di tutto il movimento sportivo italiano, tutti contrattualizzati alla stessa maniera, dal giovane atleta che si avvicina all’insegnamento per la prima volta al Laureato in Scienze Motorie con anni di esperienza. Tantissimi lavoratori che non hanno accesso alle tutele e ai diritti che appartengono a quasi tutte le categorie: ferie, malattia, maternità, fondo pensione, TFR ecc… 

Attenzione lo sport dilettantistico non fa solo attività di base, prepara anche atleti di altissimo livello che partecipano a campionati nazionali e internazionali. Anche molti dei nostri atleti olimpici sono cresciuti e si allenano all’interno di Associazioni o Società sportive dilettantistiche. Il decreto “Cura Italia”, assegnando un bonus di 600€ per il mese di Marzo ai collaboratori sportivi, per la prima volta ha riconosciuto la categoria e le ha dato la dignità che merita al pari delle altre realtà professionali. Lo stesso Ministro Spadafora ammette, con inconsapevole leggerezza, di venire a conoscenza solo ora di questa realtà lavorativa e promette di metterci mano ad emergenza conclusa. 

È un’occasione importante che non va lasciata andare, ma che va sfruttata, per ottenere quei diritti e quelle tutele che devono essere garantiti a qualsiasi lavoratore e per strutturare una riforma completa del settore. 

Luca Farenga, tecnico e dirigente sportivo, NIdiL Cgil Rieti Roma Est Valle dell’Aniene 

Volantino piattaforma per i collaboratori sportivi

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