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6° CONGRESSO UNI GLOBAL UNION “RISING TOGETHER”

6° Congresso mondiale UNI Global Union a Philadelphia per costruire un'alleanza mondiale tra i lavoratori, per un'economia più giusta e sostenibile.

Il 6° Congresso mondiale di UNI Global Union (27-30 agosto 2023) si sta svolgendo presso il Philadelphia Convention Center, negli Stati Uniti. Oltre 900 i sindacati membri dell’Organizzazione internazionale che riunisce i rappresentanti dei lavoratori e delle lavoratrici del settore dei servizi di oltre 150 nazioni.

Più di 1.200 leader sindacali provenienti da 109 Paesi, che rappresentano 20 milioni di lavoratrici e  lavoratori in tutto il mondo, si sono incontrati a Filadelfia con l’obiettivo di costruire un fronte comune e definire un programma d’azione per i prossimi quattro anni.

“Come sindacati dei servizi di tutto il mondo ci stiamo confrontando in uno scenario di inflazione crescente, strapotere delle multinazionali, aumento delle diseguaglianze e della precarietà del lavoro – commenta Andrea Borghesi, Segretario Generale NIdiL CGIL a margine dell’evento –  Temi al centro anche della grande manifestazione a Roma del 7 ottobre. Problemi comuni per le lavoratrici e i lavoratori di tutto il mondo in modelli legislativi e contrattuali diversi.” 

“Solidarietà tra lavoratori forti e fragili, sindacalizzazione e costruzione della rappresentanza, conflitto democratico e diritto alla contrattazione, lavoro dignitoso per tutte e tutti sono le parole d’ordine sulle quali è possibile costruire un’alleanza mondiale tra i lavoratori e le lavoratrici, per un’economia più giusta e sostenibile” conclude Borghesi.

Cerimonia inaugurale del congresso UNI Global

Ruben Cortina, Presidente mondiale dell’UNI Global Union, ha aperto la cerimonia inaugurale riflettendo sui suoi anni di mandato. “Cinque anni fa ci siamo impegnati a continuare ad andare avanti con i nostri affiliati organizzandoci, unificandoci, firmando accordi globali e solidarizzando per un mondo migliore. (..) Anche se non abbiamo raggiunto tutti i nostri obiettivi – ha concluso Cortina – abbiamo fatto progressi e andremo avanti, più forti che mai.”

Duncan Crabtree del sindacato americano SAG-AFTRA (Screen Actors Guild e American Federation of Television and Radio Artists) ha rappresentato al Pennsylvania Convention Center la battaglia di 160.000 lavoratori e lavoratrici dei media che stanno lottando per un lavoro dignitoso nell’era digitale.

La presidente dell’organizzazione sindacale americana SEIU (Service Employees International Union) Mary Kay Henry, ha coinvolto la platea con il suo appello: “Sappiamo che c’è solo una via da seguire, insieme: milioni di lavoratori uniti nei sindacati per esprimere in tutto il mondo la stessa rivendicazione: Rispettaci. Proteggici. Pagaci.”

“Il nostro lavoro ha dignità – ha proseguito Henry – Le nostre vite hanno valore. E abbiamo speranza. Stiamo usando questa speranza per alimentare la nostra lotta, per vincere, uniti, non importa dove lavoriamo, non importa dove viviamo”. 

Marc Perrone, presidente dell’UFCW (United Food and Commercial Workers International Union – USA and Canada) ha sottolineato l’importanza dell’unità internazionale: “Noi, come famiglia sindacale diversificata e globale, dobbiamo cercare legami nuovi e più potenti – tra noi e all’interno delle nostre stesse organizzazioni. “Non importa il peso che affrontiamo, quanto tempo ci vuole, la dimensione di coloro che affrontiamo, dobbiamo rafforzare le nostre lotte per la giustizia e il mondo migliore che cerchiamo”. 

La presidente dell’AFL-CIO (American Federation of Labor and Congress of Industrial Organizations) Liz Shuler ha sfidato la platea esortando tutti a “organizzarci come non ci siamo mai organizzati prima”. “I lavoratori sono privi di protezione sociale e l’ILO segnala un calo dei redditi: indovina un po? – ha chiesto Shuler – “I SINDACATI SONO LA RISPOSTA! E continueremo a utilizzare ogni briciola di visibilità di cui disponiamo per renderlo noto in tutto il mondo.” 

Questo invito all’azione è stato rilanciato, poi, dal senatore americano Bernie Sanders, che ha fatto alzare in piedi la folla denunciando la crescente concentrazione della ricchezza e ispirando speranza per un futuro più giusto ed equo. “Il nostro compito a livello internazionale è dire a questi ‘banditi aziendali’ che il mondo appartiene a tutti noi, non solo ai miliardari.” 

“Con tutte le nuove tecnologie disponibili e tutta la ricchezza che esiste – ha concluso Sanders – dobbiamo cambiare una realtà in cui così pochi hanno così tanto e così tanti hanno così poco. Ed è il movimento sindacale che porterà avanti questo cambiamento.”

World Women’s Conference UNI Global

Durante il 6° Congresso Mondiale UNI Global si è tenuta la 6° Conferenza Mondiale delle Donne. Due giorni di scambi, risconoscimento, accelerazioni di reti, messa in comune di esperienze, anche colme di emozioni, per ribadire che le donne insieme possono cambiare la cultura, il mondo del lavoro, la società.

Sei panel per sei mozioni (strategic priorities, decent work and sustainable world, violence&harrassment, women in unions, health&safety, youth) per ricordare che le battaglie da combattere nel pianeta sono ancora tante ma siamo pronti ad affrontarle, per migliorare le condizioni di vita e di lavoro di milioni di donne nel mondo e di tutta la società.

Nelle due intense giornate di lavoro della World Women’s Conference di UNI Global Union, gli interventi si sono alternati senza sosta. Importante il contributo della CGIL, con Paola Bassetti, Vanessa Caccerini, Anna Maria Romano – neoeletta Presidente Uni Global Finance, Helen Yemané e Federica Cochi.

Panel “Amazon workers rising together”

Al panel di lunedì 28 agosto sulla battaglia mondiale dei lavoratori e delle lavoratrici Amazon è intervenuto Andrea Borghesi, Segretario Generale NIdiL CGIL, insieme con Stefanie Nutzemberger (ver.di), Jessie Moreno (Teamsters) e Jennifer Bates (RWDSU). A moderare la giornalista indipendente Kim Kelly che ha appena pubblicato “Fight Like Hell. The untold history of american labor” (Combattere sempre. La storia mai raccontata del lavoro americano).

Stefanie Nutzenberger del sindacato tedesco ver.di (Vereinte Dienstleistungsgewerkschaf) ha ricordato che “nel 2013, per la prima volta, migliaia di lavoratori in Germania hanno incrociato le braccia contro un’azienda globale come Amazon.”

“Consegniamo pacchi Amazon, guidando veicoli Amazon e loro continuano a dire al mondo che non siamo lavoratori Amazon – ha commentato Jessie Moreno (International Brotherhood of Teamsters, sindacato degli autotrasportatori degli Stati Uniti e del Canada) – Abbiamo bisogno di un cambiamento e il momento per questo cambiamento è adesso. (…) È tempo che Amazon capisca che non molleremo, continueremo ad andare avanti, a livello nazionale e internazionale. Ci stiamo unendo, crescendo insieme, per batterla.

“Non ho mai lavorato per un’azienda disposta a spendere milioni di dollari per combattere i sindacati. Così, quando ho iniziato a organizzarmi, ho dovuto decidere: dimettermi e andare avanti nella mia vita oppure restare e lottare per la giustizia: sono rimasta.” Così Jennifer Bates del RWDSU (Retail, Wholesale and Department Store Union).

“La storia italiana è fatta di conflitto e contrattazione, abbiamo raggiunto un importante accordo economico nel nostro Paese e ora stiamo affrontando i temi del controllo e della precarietà: se non verremo ascoltati siamo pronti a mobilitarci. Questo anche grazie al sostegno e al lavoro internazionale della campagna di UNI, #MakeAmazonPay. Rising Together‘ per un lavoro dignitoso e ben pagato in ogni paese del mondo. Abbiamo bisogno di confrontarci e lottare uniti a livello nazionale e mondiale con un’azienda che ha dimensione e politiche globali. Siamo più forti e più motivati di quando abbiamo iniziato!” Ha concluso Andrea Borghesi, segretario generale NIdiL CGIL.

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