AMMORTIZZATORE SOCIALE UNIVERSALE. L’intervento di Andrea Borghesi

L’intervento di Andrea Borghesi all’iniziativa “…ce lo chiede anche l’Europa. Ammortizzatore sociale universale”

“Ce lo chiede anche l’Europa, Ammortizzatore sociale universale. Il Lavoro atipico ha bisogno di tutele”, è il titolo dell’iniziativa organizzata da Nidil Cgil Nazionale, che è andata in diretta social martedì 22 luglio.

Collegati: Fulvio Fammoni, presidente Fondazione Di Vittorio, Andrea Borghesi, segretario generale NIdiL CGIL, Michele Raitano, Università La Sapienza di Roma, Tania Scacchetti, segretaria confederale CGIL, Paola Maria Catapano (lavoratrice autonoma di Napoli) e Cristina di Giorgio (referente Toscana GTI, Guide Turistiche Italiane).

La sottosegretaria al Ministero del Lavoro, Francesca Puglisi, ha seguito i lavori da remoto.

L’iniziativa è disponibile in streaming sulla pagina Facebook di NIdiL Cgil Nazionale e sul canale YouTube #èLavoro.

IL LAVORO ATIPICO HA BISOGNO DI TUTELE. La relazione di Andrea Borghesi

Ce lo chiede anche l’Europa – Ammortizzatore sociale universale. Il titolo echeggia vecchi ritornelli di quasi dieci anni fa, ma stavolta l’Europa sembra aver imboccato una via diversa dall’austerità. Nel documento di raccomandazioni della Commissione all’Italia del 20 maggio si dice proprio di allargare le protezioni sociali ai lavoratori atipici. Un’occasione da cogliere secondo noi.

Il mondo di rappresentanza di NIdiL CGIL è infatti costituito da lavoro in somministrazione, lavoro autonomo in collaborazione e quello professionale, mondo dei lavoratori in cerca di occupazione.

IL CONTESTO SU CUI INTERVENIRE PER RIFORMARE IL SISTEMA DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI NEL LAVORO ATIPICO

Tra gli elementi di contesto senza i quali non si può affrontare il tema degli ammortizzatori sociali:

  • Un mercato del lavoro supermarket con troppe tipologie contrattuali e alcune, penso agli sportivi, neanche fino ad ora considerate forme di lavoro essendo esentasse fino a 10mila euro e prive di contribuzione previdenziale. Quindi c’è la necessità di un disboscamento normativo (Carta dei diritti CGIL).
  • Un problema salariale di lavoro povero (i dati Istat sulla povertà relativa la dicono lunga da questo punto di vista) dovuto anche ma non solo alle tante tipologie contrattuali senza alcun riferimento retributivo definito rispetto alla prestazione.

Su questo, la contrattazione prova a intervenire ma ci sarebbe bisogno di un accordo interconfederale che definisca parametri di costo del lavoro non comprimibili, valido per il lavoro autonomo, con riferimento alla contrattazione collettiva ma anche al dumping contrattuale (selva dei troppi ccnl sul lavoro dipendente) su cui c’è necessità di una legge sulla rappresentanza; per il part time involontario soprattutto femminile o per il lavoro a termine o stagionale. Una qualche difficoltà c’è anche su lavoro professionale ordinistico (vedi i tanti che hanno fatto domanda per il RUI del Cura Italia)

  • Un punto su cui da un po’ insistiamo è quello che non ci sia un lavoro senza contribuzione previdenziale, penso agli autonomi occasionali sotto i 5.000 euro (rider, lavoratori della cultura, dello spettacolo, sportivi appunto).

C’è appunto una questione previdenziale che non affronterò nello specifico ma che segnalo con differenziali di percentuale di contribuzione importanti su redditi mediamente bassi e con alcune assurdità: oltre agli esentati quelli di cui sopra (occasionali e sportivi per esempio….) anche i co.co.co. che oggi hanno la stesa aliquota dei dipendenti (il 33%) ma pagano più di un dipendente e, se il committente non versa, non avranno quei contributi utili a pensione, maternità, malattia, dis coll (assenza automatismo delle prestazioni – vedi campagna fatta con Felsa Cisl e Uiltemp).

  • C’è, poi, un tema fiscale sulla flat tax per le partite iva fino a 65mila euro su cui noi abbiamo un’opinione netta: crea un differenziale tra lavoratori che sembra quasi uno scambio improprio tra beneficio fiscale e riduzione degli adempimenti burocratici e pochi diritti e tutele.

Questo tema, come Confederazione, crediamo che vada affrontato in una più ampia riforma fiscale ispirata alla progressività.

LO STATO DELL’ARTE NEL MERCATO DEL LAVORO ATIPICO

Questo il contesto. Ora andrei un po’ in profondità per dare un quadro della situazione in cui ci troviamo.

  • Somministrazione di lavoro

Insomma, il quadro che abbiamo davanti è oggettivamente preoccupante: il lavoro in somministrazione sta subendo un calo di ore lavorate importante stimato da Ebitemp in un -10% a marzo su febbraio (ma su marzo 2019 -18%), -30% ad aprile su febbraio (ma quasi del -40% rispetto ad aprile 2019), -18% a maggio su febbraio (ma -30% rispetto a maggio 2019). Una piccola ripresa a maggio, come si vede, che però bisogna ancora capire se si consoliderà a giugno.

Nonostante i provvedimenti che hanno previsto la possibilità di proroghe e rinnovi dei contratti a termine senza applicazione della causale e dei limiti temporali previsti dal Decreto Dignità fino al 30 agosto, a fare le spese sono stati proprio i contratti a tempo determinato: 50mila in meno da febbraio 2020.

I dati a nostra disposizione forniti dall’osservatorio Ebitemp dimostrano che a maggio non si è avuto un ulteriore calo, ma mancano comunque all’appello circa 60mila lavoratori rispetto all’anno precedente.

Per quanto riguarda i lavoratori a tempo indeterminato che, per fortuna, sono costantemente aumentati negli ultimi due anni e che possono contare su maggiori tutele di legge e contrattuali, si può dire che per effetto delle previsioni del CCNL riusciamo a mantenere, per ora, una fetta importante di occupazione.

Detto questo, va sottolineato il ruolo del Fondo di solidarietà di settore che ha bisogno nel caso di essere ulteriormente sostenuto dallo Stato, come fatto in questi mesi, e che ha permesso di gestire senza gravare sui lavoratori, ritardi patiti negli altri settori.

Uno dei problemi che avremo di fronte è quello di fronteggiare un numero importante di lavoratori disoccupati nei prossimi mesi.

Parlando dei somministrati a termine, molto probabilmente la Naspi non andrà molto oltre l’autunno e non si è calcolato quanti lavoratori non hanno avuto occasione di lavoro nei settori del terziario e del turismo, dei trasporti ma anche nell’industria in questo periodo. Per questo, e vengo alle richieste per l’immediato, va prorogata la Naspi, come la dis-coll su cui dirò più avanti, per un periodo ulteriore ai 60 giorni previsti nel Decreto Rilancio, ad oggi esauriti.

  • Lavoro parasubordinato e autonomo

Riguardo al lavoro parasubordinato e autonomo, assistiamo a un aumento di contribuzione importante, con un avanzo altrettanto importante pari a circa 7 miliardi annui.

Il numero dei lavoratori iscritti alla Gestione separata Inps è tornato a crescere nel 2018, dopo anni di discesa, sia nella componente collaboratori (nella quale c’è una congerie davvero variegata di attività) sia in quella dei professionisti non ordinistici e quindi non iscritti alle casse di previdenza degli ordini professionali: 1,30milioni nel 2018 contro 1,26milioni nel 2017, anche nella componente esclusivi (cioè non iscritti ad altra cassa previdenziale), rispettivamente 493 mila collaboratori e 278mila professionisti.

Per quanto riguarda i collaboratori, può essere fatta un’ulteriore distinzione tra monocommittenti e pluricommittenti, i primi hanno un reddito più basso dei secondi.

Rispetto ai professionisti, il reddito medio 2018 è stato pari a 16.500 euro annui: quasi la metà delle retribuzioni medie del lavoro dipendente (29.000 circa).

Va poi considerato che nella congerie di tipologie, tra le figure che ci interessano particolarmente, ci sono i collaboratori coordinati e continuativi e in collaborazione autonoma occasionale: circa 250mila lavoratori con redditi che sono sotto i 10mila euro annui (8.500 euro i co.co.co. e 6.700 gli autonomi occasionali…).

  • Collaborazioni autonome occasionali sotto i 5.000 euro annui

Dentro questo mondo, poi, c’è un sottoinsieme particolare, quello delle collaborazioni autonome occasionali sotto i 5.000 euro annui gravate di tassazione ma non di contribuzione.

Questo elemento è fonte di ulteriori problemi previdenziali ma anche di mancato riconoscimento di qualsiasi previsione di sostegno al reddito o per eventi durante la loro vita come malattia, infortunio, maternità o disoccupazione. Per questo motivo, inoltre, i collaboratori autonomi occasionali sotto i 5mila euro annui sono anche tra gli esclusi dalle indennità del Decreto Rilancio.

  • Il contributo previdenziale di subordinati e autonomi

Riguardo ai collaboratori e i professionisti, la contribuzione per prestazioni sociali (malattia maternità, anf ecc) è pari allo 0,72% che corrisponde a circa 160 milioni di euro di entrate, con uscite pari a circa 15 milioni per tutte le prestazioni (meno del 10%!).

La contribuzione per disoccupazione è pari allo 0,51%: circa 52 milioni di euro di contribuzione e 43 milioni in uscita per disoccupazione.

L’abbozzo di welfare che si è creato nei confronti dei lavoratori iscritti alla Gestione Separata INPS è insufficiente e inefficace: a fronte di un versamento di 160milioni di euro per lo 0,72% vengono pagate prestazioni per malattia, maternità, anf per poco più del 20/30% del gettito medio negli ultimi 5 anni con un crollo nel 2019.

L’unica forma di sostegno al reddito presente è quella legata alla Dis-coll che, dal 2012 e strutturalmente dal 2017, copre il rischio disoccupazione: la prestazione viene erogata per un massimo di 6 mesi, senza contribuzione figurativa, ed è pari, come per la Naspi, al 75% del reddito medio. Il problema è che i redditi sono bassi, infatti la dis-coll media pagata nel 2019 ai circa 20mila beneficiari lavoratori è stata pari a 2.100 euro lordi, cioè 350 euro lordi al mese per 6 mesi.

LE MISURE ADOTTATE DURANTE L’EMERGENZA COVID19 PER IL LAVORO ATIPICO E LA SOMMINISTRAZIONE

DL Cura Italia e DL Rilancio: circa 400mila beneficiari tra professionisti e collaboratori per una somma pari a circa 480milioni di euro su marzo e aprile. Da verificare quanti non abbiano preso maggio per via dei criteri restrittivi introdotti, alcuni dei quali oggettivamente incomprensibili come per i co.co.co. e per i collaboratori occasionali o i somministrati stagionali nei settori non del turismo e degli stabilimenti termali: stimiamo che buona parte dei co.co.co. e una parte consistente delle partite iva non abbiano avuto nulla per maggio.

Collaboratori Sportivi: Sport e Salute ha erogato 240milioni di bonus cioè 131mila per marzo-aprile-maggio e altri 17 mila per aprile-maggio. Aggiungendo quanto fatto per somministrazione con il Fondo di Solidarietà, 275 milioni per cassa Covid, siamo a una previsione di spesa di circa 1 miliardo di euro. Per prestazioni Covid-19 il 9 luglio Inps diceva di aver speso 16,5 miliardi di euro.

QUESTIONI URGENTI DA AFFRONTARE PER TUTELARE I LAVORATORI ATIPICI NELL’IMMEDIATO

  • L’emergenza Covid ha messo in evidenza che ci sono troppi lavoratori senza una forma di protezione. Lo stesso numero di provvedimenti presi per coprire le tante figure la dice lunga su quale sia la parcellizzazione del mondo del lavoro.
  • Da recuperare al più presto gli esclusi dal Dl Rilancio come i co.co.co. per la richiesta di non avere un contratto alla data di entrata in vigore del Decreto; i collaboratori autonomi occasionali sotto i 5.000 euro; i somministrati stagionali in settori diversi dal turismo.
  • Prorogare le misure indennitarie visto anche che l’esborso, pur importante, rappresenta un importo oggettivamente minoritario rispetto alle spese per altre misure e un nuovo provvedimento di sostegno, anche con condizionalità – ma razionali, che evitino le esclusioni incomprensibili di cui sopra.
  • Prorogare ulteriormente Naspi e Dis coll, come fatto con il DL Rilancio

LA PROSPETTIVA. PROPOSTE PER TUTELARE I LAVORATORI ATIPICI NEL FUTURO

Premessa: qui c’è un tema di impostazione da sciogliere. Le persone che lavorano vanno sostenute per il lavoro che hanno svolto e non con provvedimenti altri che riguardano la tutela dei cittadini in generale in una fase pandemica.

Credo che sia il momento di dire che pur apprezzando lo sforzo messo in atto, per esempio, con il REM (Reddito di Emergenza) crediamo non sia quella la strada per tutelare magari chi un lavoro ce l’ha, ma è incappato in una situazione di lavoro precario.

È per questo che le esclusioni di cui sopra ho parlato fanno male e dovrebbero essere sanate. Ecco, direi che bisognerebbe partire da qui per un sistema di ammortizzatore universale:

  • che sia in grado di dare una copertura in proporzione al lavoro effettuato e alla contribuzione specifica versata;
  • basato su una contribuzione specifica e obbligatoria per tutti coloro che hanno un’occupazione sia da dipendenti sia da lavoratori autonomi;
  • unitario, nel senso che preveda delle misure standard a sostegno dei flessi di attività lavorativa per tutti coloro che contribuiscono, al di là della tipologia contrattuale ma che magari differenzi entità e durata rispetto all’ammontare del versato e al reddito di riferimento;
  • una prestazione alla fine dell’attività lavorativa per coloro che oggi ne sono esclusi, allargando il campo di applicazione della Dis-coll e riqualificandone la prestazione in termini di durata e diritti connessi (contribuzione figurativa in primis);
  • elemento di solidarietà che preveda un pavimento minimo di prestazione su cui magari far intervenire la fiscalità generale, come peraltro oggi già succede per la Naspi.

Ammortizzatore in costanza di rapporto per lavoro autonomo.

Obiettivo: copertura con una misura a sostegno del reddito che compensi i flessi dell’attività e che valga sia per i collaboratori sia per i professionisti con partita iva

Principi: contributo obbligatorio per tutti, un riferimento di importo che sia quello della cassa integrazione; un periodo minimo di 2-3 anni.

Specificità: su durata e modalità di erogazione degli importi vanno valutate la compatibilità rispetto alla contribuzione e la gradualità.

Due ipotesi di ammortizzatore sociale rispetto alle due macro aree di lavoro presenti nella Gestione Separata Inps:

1. COLLABORATORI

Per quanto riguarda i collaboratori coordinati e continuativi, che hanno un committente (che agisce peraltro in analogia a quanto avviene per il lavoro dipendente come sostituto d’imposta), è possibile ipotizzare – con i necessari adattamenti – un meccanismo di prestazione per sospensione/riduzione dell’attività simile a quello previsto per la Cassa integrazione oggi in vigore per il lavoro dipendente.

2. LAVORO AUTONOMO

C’è un tema molto rilevante legato al lavoro autonomo ed è l’assenza delle obbligazioni reciproche presenti nel lavoro dipendente: prestazione a fronte di retribuzione. In assenza va valutato con attenzione e in via sperimentale come costruire un sistema che sia efficace ma che non costituisca un incentivo.

Posto che per le partite iva i flessi, la mancata fatturazione, il mancato incasso sono fatti ordinari, tutte le proposte che si sono finora dibattute penso anche a quelle in seno al Cnel partono da una compensazione alla fine di un determinato periodo.

  • La questione da risolvere è quella legata all’efficacia di una misura di sostegno al reddito che è tale solo se vicina all’evento di difficoltà. Allora si potrebbe utilizzare un meccanismo più complesso che potrebbe essere utilizzato e che propongo alla discussione: una compensazione della contribuzione Inps a fronte di un calo di un terzo del reddito percepito nei dodici mesi precedenti e che agisca già dal terzo mese di calo medio.

La prestazione a quel punto potrebbe essere percepita in ratei fino ad un determinato momento. Se c’è una completa ripresa dell’attività pari a quanto perduto, potrebbe essere integralmente restituita, altrimenti sarebbe stata considerata percepita in parte o in tutto ed essa andrebbe a decremento totale o parziale di quanto percepibile nel periodo successivo. Sostanzialmente, un sistema simile a quello oggi previsto per Naspi con la possibilità di ricostituire l’intero pacchetto di ammortizzatore dopo un determinato periodo di contribuzione.

È un contributo alla nostra discussione e una proposta che ovviamente va verificata in termini di fattibilità e di equilibrio e sulla quale potremmo confrontarci spero in futuro.

  • Altre ipotesi potrebbero essere quelle di stabilire un contributo di entrata ulteriore all’avvio dell’ammortizzatore e/o un bonus malus rispetto all’utilizzo in un determinato arco temporale.

Strumenti che potrebbero essere messi in campo anche per i lavoratori delle casse autonome legate agli ordini con la necessaria norma di coordinamento che è assolutamente necessaria.

Strumento di sostegno alla fine dell’attività lavorativa

  • Naspi. Due problemi: il decalage e l’assenza di un trattamento minimo (pavimento) sotto il quale la prestazione non può andare. Intervento da fare.
  • Dis-coll. Il sostegno al reddito alla fine del rapporto di lavoro può agire alla fine del contratto di collaborazione rivedendo misura durata e assenza di contribuzione; uno strumento che magari andrà ulteriormente finanziato e sostenuto ma che esiste e che dentro una gestione che produce un consistente surplus annuo potrebbe essere utilizzata.

Il legame delle misure con attività formative mirate alla riqualificazione dei lavoratori è un punto assolutamente auspicabile per tutti e un piano straordinario di investimenti pubblici anche per creare occupazione di qualità a partire dalle emergenze del paese.

Il lavoro atipico ha bisogno di tutele.

LA RELAZIONE DI MICHELE RAITANO (DOWNLOAD)

 

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