GLOVO - sotto controllo giudiziario - taglia ancora le tariffe: compensi da 1,90 euro a consegna. NIdiL CGIL: “Condotta inaccettabile, necessario immediato intervento delle autorità competenti”
Roma, 17 aprile 2026 – Nonostante la misura cautelare disposta un mese fa dalla Procura di Milano per sfruttamento del lavoro, Glovo taglia ancora le tariffe: compensi da 1,90 euro a consegna. NIdiL CGIL: “Condotta inaccettabile, chiediamo immediato intervento di Amministratore giudiziario e Autorità di vigilanza competenti”.
Le segnalazioni raccolte da NIdiL CGIL direttamente dai lavoratori e dalle lavoratrici della piattaforma in diverse città italiane, documentano una ulteriore riduzione delle tariffe riconosciute ai propri rider, portando i compensi a importi compresi tra 1,90 e 2,60 euro a consegna. Si tratta di cifre che, già di per sé insufficienti a garantire un reddito dignitoso, risultano ancora più gravi se si considera che Foodinho S.r.l. (società che gestisce il marchio Glovo in Italia) è attualmente sottoposta a controllo giudiziario disposto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, ai sensi dell’art. 3 della Legge 199/2016, nell’ambito di un procedimento penale per caporalato e sfruttamento del lavoro ex art. 603-bis c.p.
A rendere la situazione ancora più critica è la modalità con cui tali tariffe vengono calcolate. Le distanze indicate nell’App — sulla cui base viene determinato il compenso — non corrispondono ai chilometri che i rider percorrono effettivamente per completare la consegna. I percorsi reali, vincolati dalla viabilità urbana, dalla conformazione del territorio e dalle indicazioni algoritmiche della piattaforma, sono sistematicamente più lunghi di quelli su cui viene parametrato il pagamento. Il risultato è un compenso già esiguo che risulta ulteriormente eroso rispetto alla prestazione concretamente effettuata.
È necessario ricordare che il decreto di controllo giudiziario emesso dalla Procura di Milano ha accertato che le retribuzioni corrisposte da Foodinho erano, in molti casi, inferiori fino al 76,95% rispetto alla soglia di povertà, in palese violazione dell’art. 36 della Costituzione. I dati acquisiti nell’ambito delle indagini mostravano che il 75% dei rider e delle rider esaminati percepiva un reddito netto annuo al di sotto della soglia di povertà, pur lavorando mediamente tra le nove e le dieci ore al giorno per sei giorni alla settimana. Di fronte a questo quadro, Glovo non ha intrapreso alcun percorso di adeguamento. Ha scelto, al contrario, di ridurre ulteriormente i compensi.
Roberta Turi, segreteria nazionale NIdiL CGIL: “Glovo è sotto controllo giudiziario perché ha sfruttato lavoratori e lavoratrici, pagandoli al di sotto della soglia di povertà. La risposta dell’azienda è abbassare ancora le tariffe. Questo non è un errore: è una scelta. Una scelta che le istituzioni non possono continuare a ignorare. È una condotta inaccettabile, che richiede un intervento immediato da parte di tutte le autorità competenti. Chiediamo all’amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Milano di valutare con la massima urgenza la compatibilità delle nuove tariffe con i propri obblighi di vigilanza. NIdiL CGIL, dal canto suo, continuerà a fare tutto il possibile — nelle sedi sindacali, legali e pubbliche — per cambiare le condizioni di questi lavoratori e di queste lavoratrici. Perché i rider non sono ingranaggi di un algoritmo: sono persone che lavorano, che hanno dei diritti, e che meritano una retribuzione conforme alla Costituzione italiana.”