IL VIRUS DELLA DISOCCUPAZIONE. 

Naspi e Discoll indispensabili, ma non basta

È stato detto e ridetto. La crisi sanitaria diventerà crisi economica, o meglio lo è già diventata. Si modificherà (si è già modificato) il mercato del lavoro. Diminuisce l’offerta (servizi, beni, ecc.) e diminusce la domanda, si acuiscono le disuguaglianze e i rischi di espulsione dal mercato del lavoro sopratutto per donne, giovani, ultracinquantenni e lavoratori meno tutelati, tra cui autonomi e collaboratori occasionali.

Le stime più prudenti indicano l’aumento della disoccupazione mondiale attorno ai 5,3 milioni, mentre le più pessimistiche arrivano ai 24,7 milioni. In Italia la disoccupazione si prevede che passerà da circa il 9,8% di febbraio 2020 al 17% del post Covid 19. Cifre da capogiro. L’iniziativa messa in campo a sostegno del reddito, con le misure mirate ad ampliare la possibilità di accesso a Naspi e Discoll e l’indennità di 600 euro prevista per il mese di marzo, così come il reddito di ultima istanza e quelle che si preannunciamo per il mese di aprile, fanno appena respirare larga parte di lavoratori che hanno bisogno di provare a immaginare un domani. Oltre il virus della disoccupazione. La Commissione Europea lancia l’allarme e vara l’operazione SURE con lo stanziamento di 100 miliardi per contenere la disoccupazione che avanza. Ma noi sappiamo che per dare speranza e immaginare il futuro bisogna provare a considerare un lavoro che cambia, come il Covid cambierà il sistema produttivo e i bisogni, anche quando sarà sparito.

Possiamo cambiare all’insegna della sostenibilità, dell’innovazione, della valorizzazione del lavoro. Dobbiamo intensificare l’impegno per il ripensamento delle economie locali a vocazione territoriale e provare a stare in gioco, essendo noi stessi fattore di sviluppo e trovando un ruolo decisivo e di proposta, nelle dinamiche che si aprono.

Parte di questo lavoro NIdiL lo ha messo in campo progettando una propria presenza di categoria nella contrattazione territoriale. Probabilmente niente di nuovo, ma sicuramente avremo di fronte un’accelerazione della nostra iniziativa sul fronte dell’occupazione, che richiederà patti territoriali, attenzione alla formazione come strumento d’inclusione e strumenti di sostegno alle famiglie per promuovere occupazione femminile e giovanile.

L’occupazione femminile e le risorse che le donne stanno mettendo in campo in questa fase emergenziale (nella sanità, nelle famiglie) non dovrà tradursi in una nuova marginalizzazione dal sistema produttivo. Una cosa è certa, seppure non si può prevedere il futuro, l’esperienza della pandemia ha evidenziato la necessità di realizzare azioni condivise tra governi, sindacati, mondo associativo, cittadini, una nuova epoca all’insegna della responsabilità. Se tra le raccomandazioni dell’Oil c’è quella di promuovere quello che chiama “dialogo sociale”, sicuramente si apre una stagione nuova. Sta a noi coglierla.