COSTRUIRE UN AMMORTIZZATORE UNIVERSALE

La necessità di trovare strumenti di sostegno al reddito efficaci ed equi per i lavoratori autonomi è oggetto ormai da diversi anni di confronti, non solo in casa CGIL ma anche nell’interlocuzione con il mondo delle associazioni. 

Tutti i lavoratori devono poter accedere a un sistema assicurativo che, in caso di disoccupazione o di contrazione dell’attività produttiva, garantisca loro un’esistenza libera e dignitosa e che abbia a riferimento principi e regimi dei costi del lavoro subordinato. La complessità della platea dei lavoratori precari, la coesistenza di più casse, comprese quelle private, con regole e meccanismi diversi, rende difficile individuare uno strumento universale.

POCO INTERESSE DAL GOVERNO

A queste difficoltà oggettive va aggiunta la quasi totale mancanza di attenzione al tema da parte dei vari governi, spesso anche a fronte delle varie sollecitazioni messe in campo delle parti sociali. La prima vera occasione mancata è stata la fase di discussione e approvazione della legge 81 del 2017, si sarebbe potuto infatti iniziare a individuare lo strumento più opportuno a partire dalla Gestione Separata Inps, istituto rispetto al quale il governo ha potere regolatorio. Del poco interesse e delle occasioni perse abbiamo visto gli effetti in occasione di questa emergenza sanitaria. Pur apprezzando lo sforzo del governo nell’individuare forme di sostegno al reddito anche per i lavoratori autonomi, bisogna riconoscere che la forma “indennitaria” scelta rischia di non centrare l’obiettivo.

L’INDENNITÀ NON BASTA

A risorse date, infatti, il rischio è di generare una distribuzione non equa e quindi non efficace per quanti hanno avuto i danni economici maggiori. È evidente come non tutte le attività lavorative siano state sottoposte allo stesso rallentamento, così come è evidente che anche la ripresa avrà tempi diversi. Abbiamo dei settori completamente bloccati nei quali c’è una forte presenza di lavoratori autonomi, come il turismo, la cultura e lo spettacolo, per i quali non si parla di riduzione o rallentamento ma di una vera e propria sospensione dell’attività e dell’assenza, al momento, di una data certa di ripartenza. A queste problematiche si sta affiancando la grande difficoltà dell’INPS nella gestione delle domande ricevute, difficoltà che stanno lasciando nell’incertezza centinaia di migliaia di lavoratori ancora in attesa di una risposta alla vigilia del decreto Aprile/ Maggio che dovrebbe prolungare le prestazioni.

LEGGI ANCHE:

Il sondaggio di NIdiL Cgil Firenze sul lavoro autonomo