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martedì 17 ottobre 2017

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Lavoro accessorio (voucher)

Ultimo aggiornamento di lunedì 24 ottobre 2016 ore 11:58

Il lavoro di tipo accessorio è stato introdotto nel nostro ordinamento nel 2003 sulla base dell'esperienza di alcuni paesi europei.

La finalità originaria era quella di regolamentare attività di lavoro occasionale a carattere saltuario e di breve durata svolte da soggetti a rischio di esclusione sociale.

Nel corso degli anni però il lavoro accessorio, attraverso numerosi interventi legislativi che ne hanno ampliato a dismisura le possibilità di utilizzo, è stato trasformato in un'ulteriore tipologia contrattuale precaria utilizzata molto spesso in sostituzione di contratti di lavoro subordinato. Le recenti leggi approvate - la legge 92/2012 (riforma Fornero) e decreto legislativo 81/2015 (attuativo jobs act) - hanno reso possibile l'utilizzo del lavoro accessorio per qualsiasi attività lavorativa, anche non occasionale,in tutti i settori produttivi. Unico limite per l'utilizzo dei voucher è di tipo economico: il lavoratore che viene retribuito con i buoni non può superare i 7.000 euro netti (9.333 euro lordi) di guadagno dalla totalità dei committenti nel corso di un anno civile (dal 1° gennaio al 31 dicembre). Le prestazioni rese nei confronti di imprenditori commerciali o professionisti, fermo restando il limite dei 7.000 euro, non possono comunque superare i 2.020 euro per ciascun committente (2.693 euro lordi).

La legge, inoltre, ammette un utilizzo dei buoni:

  • in agricoltura, per le attività agricole stagionali se svolte da giovani sotto i 25 anni (se inseriti in un percorso di istruzione) o da pensionati, oppure nel caso di attività svolte per i piccoli produttori agricoli (fatturato non superiore a 7.000 euro) con esclusione di impiego degli iscritti l'anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.

  • da parte di un committente pubblico, nel rispetto dei vincoli previsti dalla disciplina in materia di contenimento delle spese di personale e, ove previsto, dal patto di stabilità interno;

  • in tutti i settori produttivi, compresi gli enti locali, da parte di lavoratori che percepiscono ammortizzatori sociali nel limite massimo di 3.000 euro netti di compenso per anno civile.

Non è ammesso invece l'utilizzo nell'ambito di appalti di opere e servizi.

Normativa di riferimento
Decreto Legislativo 81/2015 (artt. 48 -50)