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BELLE CIAO PUGLIA, l’intervento della delegata NIdiL CGIL Brindisi

BARI, Assemblea delle delegate CGIL Puglia sulla piattaforma di genere "Belle Ciao", l'intervento di Giulia, somministrata metalmeccanica

“Mi chiamo Giulia, ho 33 anni e vengo da Brindisi. Sono una somministrata metalmeccanica delegata NIdiL CGIL, ora in procedura di ricollocazione, che lavora da anni in somministrazione, con tanti lavoratori maschi metalmeccanici…” inizia così l’intervento che la nostra delegata ha pronunciato mercoledì 3 giugno scorso a Bari, durante l’assemblea delle delegate della CGIL Puglia. Al centro del confronto la piattaforma di genere della CGIL “Belle Ciao”, a partire da quella che è la condizione del lavoro e nella società delle donne, nella regione e nel Paese.

“La nostra parola, il nostro pensiero, deve essere rappresentato sia all’interno delle nostre comunità che nei luoghi decisionali. Interrogandoci su quali sono state le conquiste, quali sono le criticità che viviamo ancora come donne e lavoratrici e, soprattutto, su cosa ci rimane da fare e come” – ha commentato la segretaria confederale nazionale Lara Ghiglione, che ha chiuso i lavori. “La Cgil ha deciso di riprendere e aggiornare la nostra piattaforma di genere, anche alla luce delle criticità emergenti, partendo ovviamente dal tema dell’occupazione. Consce tutte e tutti della forte segregazione orizzontale che c’è nel mercato del lavoro italiano, dove le donne continuano a essere ancora poco rappresentate in alcuni settori. Per le quali la maternità continua a essere un elemento discriminante rispetto a partecipazione e qualità dei salari, che ovviamente poi si ripercuote sui percorsi previdenziali.

L’inverno demografico è un problema vero, ma non si risolve con i bonus. Le coppie non fanno figli perché il lavoro è precario, povero, perché mancano servizi di sostegno alla genitorialità in grado di conciliare vita e lavoro, perché i costi delle case sono inaccessibili. Invece è più facile magari colpevolizzare le donne, addirittura arrivando ad attaccare i diritti di autodeterminazione conquistati negli anni. (…) credo che si debba lavorare tutte per superare le divisioni e unire i diversi approcci e letture di femminismo. Ed è quello che ci proponiamo di fare con la nostra piattaforma e la nostra azione.”

Intervento di Giulia Covito, NIdiL CGIL Brindisi

Mi chiamo Giulia Covito, ho 33 anni e vengo da Brindisi. Sono una somministrata metalmeccanica delegata NIdiL CGIL Brindisi, ora in procedura di ricollocazione. Lavoratrice che lavora da anni in somministrazione, con tanti lavoratori maschi metalmeccanici. Dico “metalmeccanici”, sì, uomini, perché a Brindisi è ancora un lavoro che si coniuga al maschile in quanto persino gli spogliatoi di alcune aziende non prevedono la presenza femminile e questo mi è stato rappresentato frontalmente da alcuni datori di lavoro, spesso, come esistessero ancora professioni maschili e professioni femminili, come se il lavoro prescindesse dal merito e dalle capacità personali e di coniugasse solo per genere. Come se le abilità e le competenze acquisite in alcuni settori come nel mio fossero solo destinate a uomini.

Io sono una lavoratrice giovane e metalmeccanica e nella vita voglio continuare a fare la metalmeccanica. Ho acquisito una formazione pari ai miei colleghi di sesso diverso dal mio e non intendo arrendermi per invertire la rotta di cambiamento culturale, anche nel mio settore e nel mio territorio, non accetterò discriminazioni di genere, come quando al mio posto, prossimi alla cassa integrazione, qualcuno mi disse: “Non puoi andare alla catena di montaggio perché sei una femmina e devi uscire tu. Non possiamo salvare la tua posizione occupazionale perché l’utilizzatore preferisce uomini in quel posto.”

Non mi sono mai arresa e ho protestato e rappresentato le mie istanze ed ora che sono in CGIL non mi sento più sola, la CGIL mi ha sostenuta ed oggi ne faccio una battaglia di emancipazione femminile anche io, di pluralismo e di merito, perché ognuna e ognuno di noi possa essere seme di cambiamento, come provo ad essere io nel mio territorio. Per cambiare finalmente le cose dobbiamo insieme e ancora più forti agire un conflitto sociale, non avere paura di dissentire palesemente davanti al patriarcato del padrone di turno, che sceglie il maschio perché ci reputa incapaci di fare il lavoro che sogniamo, ancora oggi considerato solo maschile. Lavoro che abbiamo diritto di fare per merito e competenza.

Dobbiamo agire più forti di prima, insieme, per cambiare questa società che coniuga tutto al maschile, che discrimina e ci umilia, talvolta, prendendoci lo spazio che meritiamo, per titoli e competenze, per esperienza: non arrendiamoci mai alla mediocrità culturale che spesso ci perseguita nei luoghi di lavoro e fuori da essi.

Noi donne siamo il 51% della popolazione, possiamo e dobbiamo fare la differenza, non esistono lavori maschili o femminili, il lavoro è tutela, anche di genere, e valorizzazione delle differenze come ricchezza e rispetto delle persone. Il lavoro non ha sesso. Dobbiamo agire una cultura paritaria che sia trasversale, universale e patrimonio di tutte e tutti. Dobbiamo agire la sorellanza femminile che ci contraddistingue come nei diritti acquisiti che difendiamo ogni giorno per le donne, che sembrano mai per sempre. Dobbiamo agirli per conseguirne altri. La strada è tutta da percorrere ancora.

Io sono Giulia, ho fatto e farò la metalmeccanica, sono “prepotente” come nel libro di Lara Ghiglione (Prepotenti, Futura Editrice 2026)  e ne sono orgogliosa, perché insieme dobbiamo fare rumore per risvegliare le coscienze sopite dalla rassegnazione. Siamo la libertà. Siamo il vento del cambiamento. Perché il silenzio non è pace, è solo il rumore di fondo di un potere che non vuole essere disturbato e che noi sconvolgeremo insieme per vincere le discriminazioni. Verso una cultura paritaria, per noi e per le generazioni future.

Al lavoro e alla lotta compagne e compagni. Viva la CGIL!