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domenica 19 novembre 2017

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Osservatorio: Leggi tutto

Ultimo aggiornamento di giovedì 08 ottobre 2009 ore 13:40

Osservatorio permanente sul lavoro atipico in Italia
convenzione NIdiL - Sapienza

Presentazione di Mario Morcellini
Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione La Sapienza – Roma

In questo particolare momento storico, contrassegnato dal dibattito su flessibilità e precarietà dell’impiego, specialmente dei giovani, studiare il tema del lavoro significa rispondere all’“urgenza” di indagare un aspetto della vita che rimane centrale per gli individui non solo perché rappresenta un modo di acquisire
risorse economiche, ma anche, e soprattutto, perché è un’importante piattaforma di socializzazione.

Il lavoro, infatti, è stato e ancora continua ad essere una delle più grandi palestre per il funzionamento corretto dei processi di integrazione e partecipazione alla vita della società. Con la progressiva flessibilizzazione dei rapporti lavorativi, anche da un punto di vista contrattuale, il lavoro va perdendo il suo ruolo di ponte tra l’individuo e la società e diventa una determinante del processo di precarizzazione dei rapporti sociali.

Se la modernità è caratterizzata dal mutamento e obbliga a una faticosa e continua riorganizzazione delle esistenze dei singoli, indagare le caratteristiche di quei lavoratori coinvolti nei processi di flessibilizzazione del mercato del lavoro significa addentrarsi in uno dei processi chiave che caratterizzano la modernità. La  retorica della fine del lavoro dipendente ha molto affascinato studiosi, esperti e politici. Soggetti, come noto, che spesso hanno contratti tutt’altro che flessibili e in tal modo evitano di sperimentare quel che pensano sia bene per gli “altri”, specialmente se giovani. Quello che si propone in questa sede è studiare e analizzare, con i metodi delle scienze sociali, una significativa porzione del mutato mercato del lavoro al fine di creare, attraverso una conoscenza diacronica che solo un Osservatorio permanente può garantire, nuove e convincenti mappe interpretative della realtà.

In questo contesto gli intellettuali in generale, e l’Università in particolare, assolvono l’obbligo di approfondire la riflessione al fine di trovare da un lato nuove chiavi di lettura, dall’altro prospettive convincenti vie d’uscita innovative. La collaborazione tra l’Università e un sindacato si iscrive proprio all’interno del processo di ricerca, comprensione e spiegazione del reale. L’Università, in tal modo, innesta su metodi professionali sedimentati e secolari nuove alleanze e innovative zone di collaborazione, che permettono di rileggere le zone grigie del mondo del lavoro in modo tale da generare, dalla crisi, consapevolezza, conoscenza e cultura.

Uno degli obiettivi di questo lavoro, pertanto, è di contribuire a leggere il lavoro che cambia in modo da concorrere al difficile processo di interpretazione della società che cambia. In una società post-industriale che può essere definita “androgina”, dove si affermano attività intuitive e flessibili, le donne si pongono
come figure caratterizzanti in due direzioni. All’interno della “società dei lavori”, in prima istanza, la donna è a livello percentuale maggiormente presente tra le figure che caratterizzano il lavoro flessibile. Nel processo di transizione, invece, le donne sono in testa alle posizioni che spostano verso la modernità in
quanto propongono nuovi modelli anche di consumo culturale.

Oltre al processo di lettura e comprensione, l’Università però deve impegnarsi anche a fare proposte per trovare le vie d’uscita da una situazione critica che si appresta anche a generare una pericolosa instabilità culturale.

La progressiva precarizzazione del lavoro rischia, infatti, di configurarsi come una metafora regressiva della nostra società. I sistemi di protezione che sono stati proposti fino ad ora sono caratterizzati più dall’emergenzialità che dalla strutturalità e rischiano di non dare risposte indirizzate verso il futuro a una intera generazione, o a più generazioni, di lavoratori. All’interno delle suggestioni presentate, in definitiva, questo lavoro si propone di fornire degli elementi di riflessione per caratterizzare una particolare porzione di lavoratori flessibili e precari, rappresentati dagli iscritti alla Gestione Separata Inps.

In tal senso le considerazioni qui presentate costituiscono un resoconto articolato che fornisce dati e analisi affidabili su un universo di quasi 1,5 milioni di soggetti, in maggioranza con rapporti di impiego instabili e precari. L’impegno che ne ha guidato la realizzazione si inscrive all’interno dell’accordo di collaborazione tra la Facoltà di Scienze della Comunicazione- Università La Sapienza e il NIdiL-Cgil per la creazione di un Osservatorio permanente sul lavoro atipico in Italia.

L’obiettivo dell’Osservatorio permanente sul lavoro atipico in Italia, (creato tra la Facoltà di Scienze della Comunicazione-Università La Sapienza e il NIdiL-Cgil) è quello di scattare con cadenza periodica una fotografia su chi e quanti sono i lavoratori parasubordinati in Italia, cosa fanno, quanto guadagnano, che mestieri svolgono.

Lo scopo dell’”osservare”, però, non ci esime dalla necessità di trasformare le informazioni raccolte in conoscenza attraverso una chiave logicometodologica.
Per gli scienziati sociali, infatti, l’osservazione non significa passiva contemplazione di quanto ci circonda, ma rappresenta un’attività eminentemente sperimentale che si riferisce alla precisa volontà di mettere in campo, sinergicamente, saperi, competenze e forze per monitorare costantemente un fenomeno al fine di
produrne analisi scientificamente fondate che supportino la difficile opera di interpretazione del reale.
E, speriamo, anche di modifica in profondità della situazione data.