Con il decreto legislativo 206 del novembre 2007 (noto come decreto Bonino) per la prima volta è stata concessa una sorta di ufficialità alle associazioni di professioni non regolamentate. In particolare con l'articolo 26 viene permesso alle associazioni in possesso di determinati requisiti di poter dialogare con le istituzioni preposte a presenziare ai tavoli europei di programmazione del settore. La norma viene incontro a una esigenza reale: grazie ad essa si permette infatti anche al nostro paese di partecipare a tavoli di programmazione comunitaria, previsti anche nel caso di professioni non riconosciute nel nostro contesto.
Ciò non significa però riconoscimento o regolamentazione: tra i requisiti non vi è infatti alcun elemento tecnico-scientifico e tantomeno di utilità sociale. I canali per il riconoscimento della professione rimangono quelli tradizionali, e pertanto nessun professionista appartenente a tali associazioni non regolamentate può legittimamente confondere le competenze definite dal decreto di cui sopra con un bypass relativo al riconoscimento e all'esercizio di una professione.
In considerazione dei requisiti richiesti dal decreto Bonino si nota altresì che tali associazioni nascono in risposta a carenze evidenti della ricerca e del mercato, ma il loro generale sviluppo positivo può in taluni casi essere inficiato da elementi di autoreferenzialità nelle fasi di nascita e di gestione e di crescita.
Le associazioni professionali generalmente a loro volta si “associano” in confederazioni che hanno lo scopo di rappresentarle a livello politico e sociale. Proprio la questione della reale rappresentatività delle associazioni e delle “confederazioni” è argomento di datato dibattito. In particolare si discute sul significato dell'iscrizione ad una associazione distintamente dall’iscrizione eventuale nel registro privato che l'associazione stessa istruisce per mettere in atto una sorta di riconoscimento professionale autoreferenziale. Conseguentemente possono verificarsi casi di un certo numero di iscritti ad associazioni che non corrisponde all'effettivo ammontare di professionisti che esercitano realmente (considerando inoltre i limiti civili e penali della liceità nell'esercizio nel caso di professioni non regolamentate).
Tra le “confederazioni” più note, che intorno al 2000 hanno intuito l'esigenza dei nuovi professionisti di costruire dei legami finalizzati ad ottenere una eventuale regolamentazione, c’è il Colap (Coordinamento delle Libere Associazioni Professionali), che auspica la regolamentazione delle associazioni non regolamentate ed è favorevole al rinnovamento dei criteri di riconoscimento, puntando più sul riconoscimento delle associazioni piuttosto che delle singole professioni.
Altra “confederazione” del settore è Assoprofessioni, ora confluita con il CNA nella nuova Uniprof, ente orientato a dare maggiore importanza al tradizionale metodo di riconoscimento delle professioni e che propone il riconoscimento delle associazioni collegate a cascata.
Tali “confederazioni” a volte sono oggetto di critica in quanto fungono da ombrello sotto cui si riuniscono le più disparate associazioni, senza porre limiti rispetto alla ragione sociale, e spesso (ad esempio nel caso del Colap) accettando l’iscrizione di più associazioni professionali attinenti alla stessa professione. Un elemento che fa presumere una modalità di iscrizione legata maggiormente ai numeri che alla evidente necessità di confronto, unità e accorpamento tra associazioni similari.





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