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giovedì 23 novembre 2017

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Tutela dagli abusi e conversione del contratto

Ultimo aggiornamento di martedì 14 ottobre 2014 ore 17:43

L'art. 69, comma 1, del d.lgs. 276/2003 sancisce che "i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa instaurati senza l'individuazione di uno specifico progetto" sono "considerati rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto".

La legge 92/2012, rifacendosi alla prevalente giurisprudenza intervenuta sul tema, ha interpretato autenticamente la disposizione, precisando che l'individuazione di uno specifico progetto nel contratto di collaborazione costituisce elemento essenziale di validità del rapporto di collaborazione, la cui mancanza determina la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Dunque, in caso il progetto manchi o sia indicato in maniera generica, tra le parti deve ritenersi sorto un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato indipendentemente dalle concrete modalità con le quali si è di fatto svolto il rapporto (cosiddetta "presunzione legale assoluta").

L'art. 69, al 2° comma, disciplina invece l'ipotesi in cui l'attività del collaboratore sia svolta con modalità analoghe a quella svolta dai lavoratori dipendenti dell'impresa committente. In questi casi, fatte salve le prestazioni di elevata professionalità che possono essere individuate dai contratti collettivi, i rapporti di collaborazione sono considerati rapporti di lavoro subordinato sin dalla data di costituzione del rapporto. L'onere di fornire una prova contraria è a carico del committente, al quale spetterà dimostrare in giudizio che le modalità di lavoro dei collaboratori non sono analoghe a quelle dei propri dipendenti e che l?attività svolta dai collaboratori non sia riconducibile al lavoro subordinato.