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giovedì 23 novembre 2017

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ll lavoro a progetto nei call center outbound

Ultimo aggiornamento di martedì 14 ottobre 2014 ore 17:37

Il Ministero del Lavoro è più volte intervenuto in passato al fine di individuare i criteri di utilizzo del contratto di collaborazione nel settore dei call center, distinguendo tra attività inbound, in cui il lavoratore riceve le chiamate dell'utenza (che si realizzano attraverso il lavoro subordinato) e outbound, dove il collaboratore si rende attivo nel contattare per un arco di tempo predeterminato l?utenza di un prodotto o servizio.

L'art. 61, comma 1, del d.lgs 276/03 (come modificato dalla legge 134/2012) ha previsto una disciplina specifica per i contratti di collaborazione a progetto nelle "attività di vendita diretta di beni e di servizi realizzate attraverso call center outbound".

In particolare, la legge ammette la possibilità di ricorrere alle collaborazioni a progetto per queste specifiche attività purché alle collaborazioni si applichino "i corrispettivi previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di riferimento".

Il legislatore è intervenuto successivamente a specificare che per "vendita diretta di beni e di servizi" si deve intendere sia le attività di vendita diretta di beni, sia le attività di servizi (ad es. ricerche di mercato, recupero crediti, raccolta dati, ecc.) estendendo il campo di applicazione della disciplina specifica.

NIdiL CGIL ha siglato nel mese di novembre 2013 un accordo per gli operatori telefonici outbound che effettuano attività di ricerche di mercato, per riconoscere l?applicazione dei minimi contrattuali previsti dal CCNL "Commercio, Turismo e Servizi", e ad aprire percorsi di contrattazione aziendale per la verifica del corretto utilizzo del lavoro autonomo e per la sua trasformazione in lavoro dipendente, quando non ricorrano i requisiti di reale autonomia.