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domenica 19 novembre 2017

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Il contratto a progetto dopo la legge 92/12

Ultimo aggiornamento di martedì 14 ottobre 2014 ore 17:28

Il contratto di lavoro a progetto, sin dalla sua introduzione, ha creato molteplici controversie interpretative in merito al suo corretto utilizzo da parte delle imprese, che hanno invece molto spesso abusato di questa tipologia contrattuale in ragione del suo minor costo rispetto al lavoro dipendente.

La "riforma Fornero" (legge 92/2012) ha introdotto alcuni paletti utili a circoscrivere il lavoro a progetto entro limiti più definiti e rendere più difficili gli abusi da parte dei datori di lavoro.

La riforma è intervenuta in particolare sulla definizione e sui requisiti che deve avere il progetto ai fini dell'autenticità del rapporto di collaborazione (art. 61, comma 1, d.lgs. 276/2003):

Specificità del progetto: il progetto e il suo contenuto caratterizzante devono essere descritti in maniera specifica e puntale nel contratto di collaborazione.

Progetto e risultato finale: il contratto a progetto deve avere un chiaro riferimento al risultato finale che il collaboratore deve conseguire, e al quale il progetto va collegato.

Questo risultato, oltre a essere individuato nel testo del contratto, è parte integrante del progetto e deve poter essere riscontrato, verificabile, oggettivamente misurabile. Pertanto, non è consentito inserire nel contratto un generico riferimento al risultato da raggiungere.

Eliminazione del concetto di "programma di lavoro o fase di esso": in precedenza il rapporto di collaborazione poteva riguardare anche solo una fase di un?attività, a cui non era direttamente riconducibile un risultato finale. Adesso invece il progetto deve essere riconducibile ad un risultato finale e non parziale.

Progetto e oggetto sociale dell'impresa: il progetto "non può consistere in una mera riproposizione dell'oggetto sociale del committente". Questo è un principio importante che aveva già sancito la giurisprudenza in molte sentenze: i contratti a progetto per essere autentici non devono essere sottoscritti per lo svolgimento di attività coincidenti con l'attività principale (core business) normalmente svolta dall?impresa, ma devono essere caratterizzati da un'autonomia di contenuti e obiettivi.

Compiti meramente esecutivi e ripetitivi: il progetto non può comportare lo svolgimento di compiti meramente esecutivi e ripetitivi che possono essere individuati dai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) stipulati dai sindacati.

La circolare n. 29/2012 del ministero del Lavoro ha definito i compiti meramente esecutivi come quelli ?caratterizzati dalla mera attuazione di quanto impartito, anche di volta in volta, dal committente, senza alcun margine di autonomia anche operativa da parte del collaboratore?; i compiti ripetitivi come le "attività elementari, tali da non richiedere, per loro stessa natura nonché per il contenuto delle mansioni nelle quali si articolano, specifiche indicazioni di carattere operativo fornite dal committente".

La circolare ha indicato, a titolo esemplificativo e non esaustivo, sulla base della giurisprudenza intervenuta, le attività non inquadrabili nell'ambito di un autentico rapporto di collaborazione a progetto, in quanto contraddistinte da esecutività e ripetitività:

  • addetti alla distribuzione di bollette o alla consegna di giornali, riviste ed elenchi telefonici;

  • addetti alle agenzie ippiche;

  • addetti alle pulizie;

  • autisti e autotrasportatori;

  • baristi e camerieri;

  • commessi e addetti alle vendite;

  • custodi e portieri;

  • estetiste e parrucchieri;

  • facchini;

  • istruttori di autoscuola;

  • letturisti di contatori;

  • magazzinieri;

  • manutentori;

  • muratori e qualifiche operaie dell'edilizia;

  • piloti e assistenti di volo;

  • prestatori di manodopera nel settore agricolo;

  • addetti alle attività di segreteria e terminalisti;

  • addetti alla somministrazione di cibi o bevande;

  • prestazioni rese nell?ambito di call center per servizi cosiddetti in bound.