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martedì 17 ottobre 2017

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Le prestazioni per gli iscritti al fondo INPS

Ultimo aggiornamento di mercoledì 24 maggio 2017 ore 17:07

LA TUTELA DELLA MATERNITÀ

Congedo di maternità e gravidanza a rischio

La disciplina della maternità per le lavoratrici iscritte alla Gestione separata Inps è prevista dal decreto ministeriale 12 luglio 2007 che, rispetto alla precedente normativa, allarga ulteriormente l'area della tutela in caso di gravidanza.

La legge prevede l'estensione ai committenti, per le lavoratrici a progetto e categorie assimilate1 e agli associanti in partecipazione per le associate, del divieto di adibire le donne al lavoro per i periodi previsti dall?art. 16 del d.lgs. 151/2001 (Testo Unico in materia di sostegno e tutela della maternità e paternità), vale a dire:

  1. durante i due mesi precedenti la data presunta del parto;
  2. qualora il parto avvenga oltre tale data, per il periodo intercorrente tra la data presunta e la data effettiva del parto:
  3. durante i tre mesi dopo il parto, salvo quanto previsto all'art. 20 del d.lgs. 151/012;
  4. durante gli ulteriori giorni non goduti prima del parto, qualora il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta. Tali giorni sono aggiunti al periodo di congedo di maternità dopo il parto.

Le libere professioniste (titolari di partita Iva individuale) iscritte alla Gestione separata, hanno diritto all?indennità di maternità a condizione che l?astensione effettiva dall'attività nei periodi previsti dall'art. 16 sia certificata con apposita dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.

Oltre al congedo di maternità obbligatorio, sono altresì tutelate le ipotesi di maternità a rischio così come disciplinate dall'art. 17 del d.lgs. 151/2001. L?estensione del citato art. 17, tuttavia, è modulata in base alla natura del rapporto di lavoro:

  1. lavoratrici a progetto, categorie assimilate e associate in partecipazione - Per queste lavoratrici è prevista l'integrale applicazione dell'art. 17 del decreto 151/2001. In particolare l'art. 17 comma 1 prevede che l'obbligo di astensione dalla prestazione può essere anticipato a 3 mesi dalla data presunta del parto qualora le lavoratrici siano occupate in lavori che, in relazione allo stato avanzato di gravidanza, siano da ritenersi gravosi o pregiudizievoli. L'anticipazione è disposta dal servizio ispettivo del ministero del Lavoro competente per territorio. All'art. 17 comma 2 è previsto che sempre il servizio ispettivo del ministero sulla base di accertamento medico, avvalendosi dei competenti organi del Servizio sanitario nazionale, può disporre l'interdizione dal lavoro fino ai due mesi precedenti la data presunta del parto oppure fino ai periodi di astensione previsti agli artt. 7 comma 6 e 12 comma 2 del d.lgs. 151/01.

La disposizione di interdizione può essere fatta nei seguenti casi:

    1. nel caso di gravi complicanze della gravidanza o di preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza;
    2. quando le condizioni di lavoro o ambientali siano ritenute pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino;
    3. quando la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni.

Nel caso 1) l'astensione è disposta dal servizio ispettivo del ministero del Lavoro (in base agli esiti dell'accertamento medico) e il relativo provvedimento deve essere emanato entro sette giorni dalla ricezione dell'istanza della lavoratrice. Nei casi 2) e 3) l'astensione può essere disposta anche d'ufficio.

  1. libere professioniste - E' applicato solo il comma 2, lettera a) dell'art. 17. Pertanto il riconoscimento dell'interdizione anticipata è limitato esclusivamente alla sola ipotesi di "gravi complicanze della gravidanza o di preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza".

Ai fini del riconoscimento dei periodi di congedo previsti dagli artt. 16 e 17 del d.lgs. 151/2001, va presa a riferimento la data presunta del parto.

Ricade quindi sulle lavoratrici interessate l'onere di consegnare in busta chiusa prima dell?inizio del congedo il certificato medico attestante lo stato di gravidanza con riferimento alla data presunta del parto. La documentazione va consegnata sia al committente che alla Gestione separata Inps unitamente alla domanda di maternità.

Per le lavoratrici a progetto resta valida la previsione dell?art. 66 del decreto legislativo 276/03 relativamente alla sospensione e alla proroga del rapporto di lavoro per un periodo di 180 giorni, salva più favorevole disposizione del contratto individuale.

L'indennità di maternità

Il periodo indennizzabile

Il diritto all'indennità di maternità compete per i periodi di congedo previsti dagli artt. 16 e 17 del d.lgs. 151/01.
L'interruzione della gravidanza che si verifica dopo il 180 giorno dall'inizio della gestazione è considerata parto a tutti gli effetti. Lo stesso vale qualora il bambino nasca morto o muoia dopo un breve lasso di tempo.

I requisiti contributivi per maturare il diritto all'indennità di maternità

Hanno diritto all'indennità di maternità le lavoratrici iscritte alla Gestione separata a condizione che:

  • non abbiano altre forme di copertura previdenziale obbligatoria;

  • non siano titolari di pensione diretta o di reversibilità;

  • risultino attribuite almeno 3 mensilità di contribuzione nei 12 mesi precedenti l'inizio del periodo indennizzabile (la contribuzione deve essere comprensiva della maggiorazione dovuta per maternità, malattia e assegno al nucleo familiare)3.

Con l'entrata in vigore del decreto ministeriale 12 luglio 2007, i 12 mesi precedenti l?inizio del periodo indennizzabile vanno individuati (diversamente dalla disciplina previgente) in considerazione della data presunta del parto.

I 12 mesi in questione costituiranno il periodo di riferimento sia per l?individuazione del requisito contributivo (3 mensilità effettive di contribuzione), sia per l'individuazione del reddito sulla base del quale verrà calcolata l'indennità di maternità.

In mancanza della data presunta, i dodici mesi di riferimento saranno quelli determinati sulla base della data effettiva del parto.

Il requisito delle 3 mensilità di effettiva contribuzione va invece individuato nei 12 mesi interi che precedono il diverso periodo di congedo che si determina in caso di interdizione anticipata (art. 17 d.lgs. 151/2001) e/o nel caso di esercizio della flessibilità del congedo di maternità (1 mese prima della data presunta del parto e 4 mesi successivi al parto).

Se quando inizia il periodo indennizzabile la collaboratrice non è più iscritta alla Gestione separata, ma ha maturato all?interno del periodo di riferimento almeno 3 mensilità di effettiva contribuzione, ha ugualmente diritto all?indennità di maternità (a meno che non abbia diritto a una maggiore indennità derivante da attività lavorativa subordinata o autonoma).

NOTA BENE: le lavoratrici a progetto (e categorie assimilate) e le associate in partecipazione per avere diritto all?indennità di maternità per i periodi di congedo obbligatorio (art. 16 d.lgs. 151/2001) e di interdizione anticipata (art. 17 d.lgs. 151/2001) devono attestare l'effettiva astensione dall'attività lavorativa attraverso una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà. Analoga dichiarazione è richiesta da parte del committente/associante in partecipazione.

Anche per le libere professioniste la corresponsione dell'indennità di maternità è subordinata all'effettiva astensione dall'attività lavorativa attestata mediante una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.

1 Il concetto di "categorie assimilate" non sempre è stato univoco. Con circolare n. 137 del 2007 l'Inps ha precisato che rientrano tra le destinatarie delle nuove disposizioni, in quanto assimilate alle lavoratrici a progetto, le collaboratrici coordinate e continuative ma non le lavoratrici che svolgono prestazioni occasionali (mini co.co.co.). Un successivo interpello del ministero del Lavoro (n. 42/2011) precisa invece che "il richiamo letterale delle recenti norme alle categorie 'assimilate' ai lavoratori a progetto non può che includere - salvo espresse esclusioni - tutte quelle categorie per quali sussiste l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata, quindi anche quelle di cui all'attuale comma c-bis del comma 1, dell'art. 50 del testo unico delle imposte sui redditi.." (redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente). L'interpello (che aveva ad oggetto la prestazione di malattia domiciliare) si conclude sostenendo che "la tutela della malattia è estesa - così come, per le medesime argomentazioni, la tutela della maternità e dell'assegno al nucleo familiare - a tutti gli iscritti alla Gestione separata, con la sola esclusione di coloro i quali siano iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria e dei pensionati".

2 art. 20 d.lgs. 151/01: "1. Ferma restando la durata complessiva del congedo di maternità, le lavoratrici hanno la facoltà di astenersi dal lavoro a partire dal mese precedente la data presunta del parto e nei quattro mesi successivi al parto, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro. 2. Il ministro del Lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i ministri della Sanità e per la olidarietà sociale, sentite le parti sociali, definisce con proprio decreto l'elenco dei lavori ai quali non si applicano le disposizioni del comma 1".

3 Il decreto ministeriale 12 luglio 2007 ha previsto a copertura dei nuovi oneri derivanti dall'estensione della tutela una maggiorazione ulteriore del contributo dovuto per maternità, malattia e assegno al nucleo familiare. La maggiorazione è dello 0,22% che unitamente al già previsto 0,50% porta complessivamente il contributo allo 0,72%.