In questa sezione pubblichiamo le ricerche sul lavoro atipico promosse da NidiL
In questa sezione pubblichiamo le ricerche sul lavoro atipico promosse da NidiL
Il tasso di disoccupazione femminile nelle classi di età 25-34 e 35-54 anni è molto più elevato di quello maschile nelle stesse classi (10 e 5.3% contro 6.2 e 2.7% rispettivamente – dati ISTAT del II trimestre 2007);
Il tasso di occupazione delle donne (59.5% in entrambe le classi di età) è, di contro, molto più basso di quello degli uomini (81.7 e 90.5%);
il tasso di attività femminile (15-64 anni), il più basso dell’Europa occidentale, supera di poco il 50% una donna occupata su cinque, inoltre, ha un lavoro temporaneo.
Ben su 15,3% di tutti i collaboratori italiani vivono e lavorano nel Lazio. Sono prevalentemente donne e lavorano nel terziario. Il 73,4% sono a rischio precarietà, una percentuale più alta di quasi 20 punti rispetto alla media nazionale.Questi sono solo alcuni dati che emergono dalla ricerca dell'Osservatorio permanente riferita al lavoro atipico nel Lazio. La ricerca è stata presentata il 12 marzo 2007 a Roma durante la tavola rotonda "Verso nuovi diritti" organizzata da NIdiL CGIL all'interno dell'iniziativa "Obiettivi sul lavoro".
(a cura di Patrizio Di Nicola, Flavia Bagni e Zaira Bassetti)
L'annuale ricerca sui lavoratori atipici in Italia raddoppia e per la prima volta coinvolge un istituto universitario. La rilevazione dell'Osservatorio permanente sul lavoro atipico analizza i dati Inps, mentre la terza indagine di NIdiL Cgil e Ires fa il punto delle condizioni di lavoro e delle aspirazioni dei parasubordinati. Ne esce un quadro desolante: gli atipici vivono sempre più nella precarietà.
Quanti sono, chi sono, cosa fanno, per quanti committenti lavorano e quanto guadagnano i lavoratori atipici iscritti al fondo Inps parasubordinati? Una ricerca di Nidil svela tutti i misteri di una condizione di precarietà che si estende senza ostacoli nel paese.
Gli effetti della legge 30/03 nel passaggio dalle collaborazioni coordinate e continuative al lavoro a progetto
Un'indagine Ires-NIdiL analizza i destini dei collaboratori dopo l'entrata in vigore della legge 30, seguendone i percorsi lavorativi nel primo e nel secondo anno di applicazione.
Prima indagine sui collaboratori con partita Iva privi di un albo o di ordine professionale.
I professionisti iscritti all’Inps, emerge dall’indagine, hanno caratteristiche socio-professionali eterogenee e, soprattutto, un’idea differente di se e del proprio lavoro, ma condividono alcune condizioni materiali quali l’assenza di tutele, l’incertezza della continuità occupazionale e la mancanza delle certezze garantite da uno stato sociale da cui sembrano esclusi.
L’analisi dei contribuenti effettivi del Fondo Inps parasubordinati (posizioni attive) non è più affidata a stime, ma a dati reali dell'Inps.
I dati forniti dall’Istituto indicano, nel 2003, 3.339.417 iscritti registrando un aumento degli iscritti del 188,83 % rispetto al 1996 (primo anno di gestione del fondo parasubordinati) e del 70,9 % rispetto al 1999.
Sempre nel 2003, l’Inps dichiara 1.785.856 contribuenti effettivi (posizioni attive), ossia, lavoratori che attualmente versano contributi.
Dalle collaborazioni coordinate e continuative al lavoro a progetto A distanza di un anno dall’entrata in vigore della legge 30 cosa è successo ai collaboratori coordinati e continuativi: sono stati assunti? Hanno cambiato contratto? Sono cambiate le loro condizioni reali: la retribuzione, le garanzie, il riconoscimento professionale? Sono soddisfatti del loro lavoro e cosa chiedono alle forze sociali e alle politiche del lavoro?
Welfare e flessibilità. La dimensione incerta del lavoro atipico.
Valori professionali, economici e di sicurezza sociale delle nuove identità di lavoro. Aspettative, disagio e soddisfazione.