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mercoledì 18 luglio 2018

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SOMMINISTRATO? ANCHE IL PREMIO DI PRODUTTIVITÀ È UN TUO DIRITTO!

Ultimo aggiornamento di lunedì 09 luglio 2018 ore 18:09

Corte d'Appello di Genova condanna Agenzia per il Lavoro a pagare il premio di produzione a una lavoratrice somministrata, sostenuta da NIdiL Cgil e dall'Ufficio Vertenze Cgil.

 

GENOVA. L'Agenzia per il Lavoro non voleva riconoscere il premio di produttività ad una lavoratrice somministrata in un ospedale. Finalmente, in secondo grado di giudizio, la Corte d'Appello ha condannato l'Agenzia a pagare l'intero importo.

NidiL Cgil "una vittoria importante per tutti i lavoratori somministrati che ci ricorda quanto sia importante l'impegno del sindacato nel sostenere, rappresentare e tutelare i diritti di chi lavora in situazioni di precarietà, a partire dalle vertenze individuali, fino alle trattative collettive. Fondamentale anche l'attività di formazione e informazione perché alcuni lavoratori non conoscono tutti i loro diritti".

LA PARITÀ DI TRATTAMENTO

La legge e il CCNL Somministrazione prevedono la parità di trattamento tra i lavoratori dipendenti e i lavoratori somministrati (ex interinali). Questo significa anche che se ai dipendenti viene riconosciuto un premio di produttività, lo stesso premio deve essere riconosciuto ai lavoratori in missione.

Non tutti i lavoratori sono consapevoli di avere questo diritto e non sanno che quando non viene riconosciuto è possibile, anzi è necessario, rivendicarlo. Gli sportelli sindacali e le strutture NIdiL Cgil sono sempre a disposizione per fornire informazioni, consigli, rappresentanza e tutela.

Certo, in alcuni casi bisogna ricorrere al giudice e, se non basta, affrontare più gradi di giudizio, ma il sindacato offre sempre assistenza e sostegno affinché il lavoratore non sia solo nell'affrontare un percorso faticoso, lungo e insidioso.

Un percorso che una lavoratrice di Genova, che chiameremo Anna, in questi anni ha dovuto attraversare, ma con il supporto di NIdiL Cgil e dell'ufficio vertenze Cgil, alla fine, è riuscita a vedere pienamente rispettato il suo diritto.

La sentenza è una vittoria per Anna, ma rappresenta anche un precedente di giurisprudenza che sarà utile a tutti quei lavoratori che, dopo di lei, si troveranno ad affrontare lo stesso problema.

LA STORIA DI ANNA

È il 2007 quando l'Agenzia per il Lavoro manda Anna in missione in un ospedale genovese, come addetta ai servizi di ristorazione. Da allora, Anna vede che ogni anno ai colleghi, dipendenti diretti dell'Azienda ospedaliera, viene riconosciuto un premio di produttività. A lei no.

Secondo la sua Agenzia di Somministrazione lei non ne ha diritto perché il CCNL vigente al momento della sua assunzione non prevedeva l'erogazione di "quote di produttività collettiva".

Anna si fida e si rassegna, non sa che - invece - ricevere lo stesso trattamento dei colleghi dipendenti diretti dell'azienda in cui lei è somministrata è un suo diritto.

L'INTERVENTO DI NIDIL CGIL GENOVA

Nel 2014 il NidiL CgiL di Genova inizia una mappatura di alcune importanti realtà del territorio, nella sanità e nella pubblica amministrazione, dove vengono utilizzati lavoratori somministrati. Lo scopo è quello di capire se vengono rispettati tutti i diritti, in primis quello della parità di trattamento.

È così che viene alla luce la storia di Anna che, tra l'altro, non è da sola: ci sono altri suoi colleghi somministrati nella stessa situazione. Il sindacato interviene immediatamente, si decide di aprire una causa pilota e Anna accetta di esserne la protagonista. I legali dell'Ufficio Vertenze, propongono quindi un decreto ingiuntivo.

Si chiede all'Agenzia di pagare il premio di produttività, in coerenza con quanto stabilito dalla legge e dal CCNL in merito alla parità di trattamento.

L'AZIONE LEGALE

L'Agenzia, però, si oppone "quando li abbiamo assunti, nel contratto non si parlava di quote di produttività collettiva" dicono. Comincia, quindi, il processo di primo grado che si conclude però con una sentenza parzialmente negativa per la lavoratrice, non le viene riconosciuto l'intero importo rivendicato.

Il sindacato non ci sta, la legge stabilisce la parità di trattamento. Già nel 2008, il Contratto Collettivo Nazionale di Somministrazione stabiliva chiaramente il diritto a percepire i premi collettivi e la norma è stata rafforzata nel rinnovo del 2014.

NIdiL Cgil Genova, i legali dell'Ufficio Vertenze Cgil e la lavoratrice propongono ricorso in Corte d'Appello e, finalmente, questa volta il giudice riconosce alla lavoratrice il suo pieno diritto e condanna l'Agenzia per il Lavoro a risarcire i premi arretrati e tutte le spese legali.

IL COMMENTO DI LAURA TOSETTI, SEGRETARIO GENERALE NIDIL CGIL GENOVA

"Con il nostro intervento non abbiamo rivendicato e salvaguardato solo un diritto di una persona, ma abbiamo tutelato tutti i lavoratori somministrati e i diritti previsti dal contratto di lavoro. E questo è il compito del sindacato e, in particolare, di un sindacato che rappresenta i lavoratori più deboli perché esposti alla difficoltà di rappresentanza: sottoposti spesso a  ricatto, isolati in piccole aziende.

Sotto il peso della precarietà, molti non hanno il coraggio o la forza di difendersi. Oggi si assiste al livellamento al ribasso: ottenere un posto di lavoro, anche di tipo precario rappresenta spesso un miraggio. Una volta ottenuto, non ci si preoccupa di rivendicare i propri diritti per timore di perdere il posto di lavoro.

A volte nella stessa azienda, manca anche la solidarietà tra i lavoratori soggetti a diverse tipologie di contratti e spesso non è facile cercare di  estendere e coniugare i diritti di tutti. Questa vicenda non è un piccolo caso giudiziario, ma il simbolo di quello che si può ottenere con il sindacato".

IL COMMENTO DI ANDREA BORGHESI, SEGRETARIO NAZIONALE  NIDIL CGIL

"La parità di trattamento è uno degli elementi cardine della somministrazione lavoro. Su questo negli anni passati NIdiL ha lanciato la campagna "Stessa azienda, stesso lavoro, stesso stipendio. La parità di trattamento è un tuo diritto!": uno dei casi era esattamente quello di disparità di trattamento rispetto al premio di risultato.

Vederlo riconosciuto è una buona notizia ma sono ancora molte le situazioni nelle quali i lavoratori si trovano in una situazione di ricatto per cui rinunciano a pretendere quanto dovuto. Ciò accade purtroppo anche nella pubblica amministrazione, cosa che per evidenti motivi è ancora più grave.

Il sindacato è al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori e si batte affinché siano rispettati i loro diritti al di là della tipologia contrattuale".