Il testo di riforma del mercato del lavoro non solo lascia tutte le 46 tipologie contrattuali, comprese le più precarizzanti (ad es. l’associazione in partecipazione), ma rischia di produrre un paradossale aumento dell’utilizzo delle partite IVA.
Vi è il serio rischio che la parziale stretta sui contratti a progetto, determini nell’immediato un “travaso” dalle collaborazioni alle partite Iva individuali.
Il disegno di legge votato al Senato, peggiorato nella sua ultima versione, lascia ancora spazi all’utilizzo delle partite Iva perché meno costose rispetto alle altre tipologie contrattuali.
Infatti vengono indeboliti i requisiti (almeno 2) che si dovrebbero verificare e che individuano il limite fra le vere e le false partite Iva:
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durata superiore a 8 mesi nell’arco dell’anno solare (nella prima ipotesi erano 6);
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compenso percepito dal lavoratore superiore al 80% del totale complessivo annuo (75% nell’ipotesi precedente);
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postazione di lavoro fissa presso una delle sedi del committente.
Inoltre si escludono:
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quanti svolgono attività di competenze teoriche di grado elevato acquisite attraverso rilevanti esperienze maturate nell'esercizio concreto di attività;
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gli iscritti a ordini o albi professionali (avvocati, architetti, ecc…);
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chi percepisce un reddito superiore a 17.823€ all’anno (ovvero poco più di 750€ al mese).
In più queste norme verranno applicate solo ai rapporti instaurati successivamente all'entrata in vigore della riforma, mentre non saranno valide nei confronti delle “vecchie” partite Iva per ancora 12 mesi.
I criteri individuati, oltre a essere nella pratica di difficile interpretazione e applicazione (favorendo così la nascita di ulteriori contenziosi), da un lato rischiano di limitare l’attività delle “vere” partite Iva, e dall’altro non contribuiscono realmente alla lotta agli abusi e all’individuazione del falso lavoro autonomo.
Nidil-CGIL propone di:
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innalzare, fino a 3 volte, il riferimento economico che esenta il titolare di partita Iva dalla presunzione di subordinazione (da 18.000 a 42.000 € lordi annui);
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agganciare, come per i collaboratori a progetto, i compensi dei lavoratori in partita Iva ai minimi retributivi previsti dai CCNL per analoga professionalità;
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rendere obbligatoria la rivalsa previdenziale, per evitare che un vantaggio contributivo a scopi pensionistici si traduca in uno svantaggio salariale;
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universalizzare effettivamente gli ammortizzatori sociali, per tutti i settori e le tipologie d’impiego.





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