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giovedì 13 dicembre 2018

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PENSIONI E PRECARIETÀ Intervento di Silvia Simoncini, segretario nazionale NIdiL Cgil

Ultimo aggiornamento di lunedì 16 luglio 2018 ore 17:16

"Pensioni. Adesso Risposte concrete" un convegno organizzato dal Sindacato per chiedere interventi concreti sulle pensioni, anche quelle dei precari.

ROMA. La Cgil, qualche giorno fa, ha organizzato un convegno dal titolo "Pensioni. Adesso Risposte concrete" per rimettere in moto la Piattaforma unitaria sulle pensioni. Una giornata di confronto anche con la politica e con i rappresentanti di Cisl e Uil che ha visto gli interventi di Susanna Camusso, Roberto Ghiselli, Silvia Simoncini, Deborah Serracchiani, Renata Polverini, Marco Andreoni, Francesca Biccari, Domenico Proietti.

RIPARTIRE DALLA PIATTAFORMA: EQUITÀ, FLESSIBILITÀ, RICONOSCIMENTO DI LAVORI DIVERSI E FATICHE DIVERSE

"L'Italia ha forse il peggiore sistema previdenziale in Europa, soprattutto se confrontato con quello dei Paesi che ci hanno chiesto di modificare il nostro. La rincorsa all'aspettativa di vita è inaccettabile". Questo, in sintesi, il giudizio secco del segretario generale della Cgil Susanna Camusso.

"La legge Fornero non è stata una riforma previdenziale ma un modo per fare cassa sulle spalle dei lavoratori e dei pensionati. Quello che serve oggi non è un ritocco ma una riforma organica del sistema previdenziale che guardi ai giovani con carriere discontinue, alle donne, alle fatiche" è stato quindi il commento di Roberto Ghiselli.

Ascolta l'introduzione del segretario nazionale Cgil Ghiselli

Ascolta le conclusioni del segretario generale Cgil Camusso

LA PENSIONE DEI LAVORATORI CON CONTRATTI PRECARI E DISCONTINUI

Anche Silvia Simoncini, segretario nazionale NIdiL Cgil, è partita dalla constatazione che è necessario proseguire la battaglia sui temi legati alla previdenza. "Si tratta di dare continuità al lungo e faticoso lavoro unitario definito nella nostra piattaforma, sulle pensioni, iniziato con il precedente Governo. Un percorso che non ha potuto trovare pieno compimento nella fase 2, specie sulle questioni che più stanno a cuore a NIdiL e ai lavoratori che rappresenta, tra cui proprio la tutela pensionistica dei lavoratori con contratti precari e discontinui".

Le generazioni a rischio

"Troppo spesso ci viene proposta una equazione lineare che ci porta ad affermare che le carriere previdenziali fragili sono un problema generazionale - ha proseguito Simoncini - Si dice che le generazioni coinvolte siano due e cioè i ventenni degli anni 90 ed i ventenni degli anni 2000: credo che queste non esauriranno il fenomeno. In assenza di un nuovo protagonismo del lavoro nel nostro Paese, lo stesso destino sarà riservato anche ad altre generazioni successive. Le carriere previdenziali fragili appartengono ormai anche a quei lavoratori espulsi dal mercato del lavoro in questi lunghi anni di crisi.

Questo ce lo racconta in maniera compiuta proprio la metamorfosi della composizione anagrafica dei lavoratori che Nidil rappresenta. Per portare un esempio, negli ultimi 5 anni il tasso di collaboratori over 40 nel settore dei call center è passato dal 17% al 34%. I lavoratori e le lavoratrici part time in questi anni hanno visto drasticamente ridotto il loro orario di lavoro. La futura fragilità pensionistica non sarà altro che lo specchio dell'oggi".

Affrontare il tema delle pensioni

"È necessario che il Governo passi dalle parole ai fatti - incalza il Segretario NIdiL - uscendo da logiche di mera propaganda politica e iniziando ad affrontare concretamente un tema così delicato come quello delle pensioni.

Senza scendere nei dettagli di ipotesi e proposte governative sul superamento della Legge Fornero, su quota 100 e dintorni, su tutto quello di cui si sta discutendo in questi giorni con il Decreto Dignità, possiamo dire che riteniamo doveroso e importante ripartire in un auspicabile confronto con il Governo. Un confronto che parta da questi temi e che consideri anche i loro effetti sul futuro pensionistico di giovani, lavoratori a basso reddito o con contratti brevi e senza prospettive.

Affrontare il problema pensionistico di questi lavoratori non richiede solo un approccio di tipo previdenziale, deve guardare anche a ciò che succede nel mercato del lavoro, alle dinamiche salariali, alle differenze di genere, alle condizioni di lavoro in generale perché non tutti i lavori sono uguali".

La gestione separata INPS

"Se è vero che il sistema contributivo è un sistema equo per definizione, questa equità si perde se il mondo del lavoro è quello appena descritto. Si perde ancora di più, poi, se guardiamo con particolare attenzione la storia e i meccanismi che regolano la gestione separata dell'INPS. È lungo infatti l'elenco delle cose che impediscono il raggiungimento dell?equità.

Nata per dare copertura previdenziale a tutte quelle forme di lavoro prive di un sostegno contributivo, la Gestione Separata è diventata negli anni il ricettacolo degli esperimenti mercato lavoristici prodotti nel corso delle legislature: co.co.co., co.pro., p.iva individuali, collaboratori occasionali, associati in partecipazione, per citare solo quelli più conosciuti.

Con una certezza scolpita nella pietra: i benefici che riceveranno dal sistema previdenziale saranno oggettivamente inferiori al contributo dato (nel 2017 il gettito contributivo è stato pari a oltre 7,5 mld di euro).

Tra le variabili che incideranno sugli assegni futuri: alta discontinuità di lavoro, redditi medi bassi (i collaboratori si attestano intorno agli 11mila euro annui), aliquote contributive che per più di dieci anni sono state al disotto del 25% e che solo di recente hanno traguardato la parificazione con il lavoro dipendente al 33%. A questo proposito va segnalato che il meccanismo dei 2/3-1/3 porta oggi i collaboratori a versare una quota dell'11,41.

A ciò si aggiunge la mancata copertura figurativa dei periodi di disoccupazione e il fatto che questi lavoratori non godono del principio di automaticità delle prestazioni, cioè della copertura in termini pensionistici dei periodi di contribuzione mancanti perché non versati dal datore di lavoro.

Allo stesso modo, anche i lavoratori in somministrazione, nonostante il principio di parità di trattamento, con salari e conseguenti versamenti contributivi propri del lavoro subordinato, si trovano spesso intrappolati nell?instabilità occupazionale: questo si rifletterà sul loro avvenire pensionistico".

La pensione contributiva di garanzia

"La proposta di pensione contributiva di garanzia contenuta nella piattaforma unitaria sulle pensioni, risponde alla necessità di costruire un percorso di tutela pensionistica per tutte le figure deboli del mondo del lavoro, in una logica intrinseca al sistema contributivo. Pone, inoltre, le basi per una garanzia minima pubblica, anche attraverso la valorizzazione dei percorsi lavorativi più svantaggiati.

Il nostro lavoro, però, deve andare oltre l'obiettivo della garanzia minima, favorendo il più possibile le politiche tese a contrastare le forme peggiori di precarietà lavorativa e anche praticando - attraverso la contrattazione - percorsi di maggiore stabilità occupazionale e pieni diritti per tutti i lavoratori.  

Non dobbiamo avere, tuttavia, l'obbiettivo del Pensionato di Garanzia. Dobbiamo costruire uno strumento solido e ben ancorato a cui però faccia ricorso il minor numero di lavoratori possibile, questo si - a mio avviso - rappresenterebbe un grande successo.

Stanno crescendo nei giovani la legittima richiesta di poter avere oggi diritti, tutele e salari dignitosi e la consapevolezza che anche la vecchiaia rappresenta un tempo importante della propria esistenza e le condizioni per affrontarla nel migliore dei modi si costruiscono oggi.

Occorre fare il possibile per garantire certezze a questa consapevolezza, sicuri del fatto che non farlo  è un grave errore politico che minerebbe nel profondo quel rapporto di fiducia e affidamento tra Stato e cittadini, tanto caro a un certo Rousseau nel suo Contratto Sociale".

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