Il Senato approva il ddl sul lavoro, Napolitano non firma
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Mercoledì, 31 Marzo, 2010

Sin dall’inizio della legislatura, il governo è intervenuto sul diritto del lavoro mettendo in atto una vera e propria controriforma con provvedimenti legati da un unico filo conduttore: rendere il mercato del lavoro a misura d’impresa e meno sicuro per i lavoratori.

Si inserisce in questo disegno il provvedimento approvato il 3 marzo (ddl 1167 B), il cosiddetto “ddl lavoro” che contiene fra l’altro – oltre a norme inaccettabili sull’apprendistato a 15 anni e sugli ammortizzatori sociali – un attacco durissimo ai diritti e alle norme di tutela contenute nell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori. Il ddl lavoro mira infatti a togliere ai lavoratori la possibilità di far valere le proprie ragioni di fronte a un giudice in sede di un eventuale controversia: di fatto un tentativo camuffato, da parte del governo, di eliminare proprio quell’art. 18 che non riuscirono a sopprimere nella legislatura precedente.

Fortunatamente, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ritenuto di dover rinviare alle Camere il disegno di legge, indotto – si legge nel comunicato del Quirinale con il quale si motiva la decisione del capo dello Stato – “dalla estrema eterogeneità della legge e in particolare dalla complessità e problematicità di alcune disposizioni – con specifico riguardo agli articoli 31 e 20 - che disciplinano temi, attinenti alla tutela del lavoro, di indubbia delicatezza sul piano sociale”. Il presidente “ha perciò ritenuto opportuno un ulteriore approfondimento da parte delle Camere, affinché gli apprezzabili intenti riformatori che traspaiono dal provvedimento possano realizzarsi nel quadro di precise garanzie e di un piùchiaro e definito equilibrio tra legislazione, contrattazione collettiva e contratto individuale”.

In particolare il ddl, così come approvato dal Parlamento, prevedeva:

  • l’introduzione della “clausola compromissoria”: ciò significa che nel contratto di assunzione – cioè nel momento in cui è più evidente la debolezza del lavoratore – il datore di lavoro potrà inserire una clausola che devolve a un arbitro eventuali controversie, privando i lavoratori della possibilità di ricorrere a un giudice per veder riconosciuti i propri diritti
  • che tale arbitro potrà decidere secondo equità, cioè secondo il suo parere e non in base alle leggi in vigore
  • nuovi termini di decadenza del diritto a impugnare il licenziamento, il contratto di collaborazione e il contratto a termine. Per i collaboratori e i lavoratori precari in genere ciò significa il rischio di rimanere precari a vita, privi di ogni difesa. Sarà infatti più difficile avviare il ricorso al giudice, e sarà letteralmente impossibile impugnare l’intera catena di contratti di collaborazione o a termine illegittimi, privando di fatto il lavoratore di ogni tutela per tutti i rapporti di lavoro pregressi.

Contro questo attacco ai diritti fondamentali dei lavoratori la CGIL ha da subito valutato un ricorso alla Corte Costituzionale.

Nel frattempo occorre mantenere la massima vigilanza: invitiamo pertanto i lavoratori a prestare la massima attenzione a ciò che firmano, e a rivolgersi per ogni chiarimento alle sedi di NIdiL e della CGIL.

Visualizza il disegno di legge approvato

Visualizza le misure che interessano i precari (estratto degli articoli)

Allegati

Nota: gli allegati sono elencati anche nella parte destra della pagina.