Crisi, NIdiL CGIL: confusione su misure, nulla per la stabilizzazione del lavoro
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Venerdì, 4 Novembre, 2011

“C'è ancora una gran confusione, non si conoscono ancora le misure. Un giudizio di merito è difficile allo stato darlo. Ma comunque il governo sembra proseguire sulla strada di incentivare tutto a prescindere e di non dare invece un tentativo di incentivo più sistematico più forte e stringente sulla stabilizzazione dell'occupazione”. Così Filomena Trizio, segretaria generale di NIdiL CGIL, la categoria del sindacato che tutela gli atipici, commenta le misure in materia di lavoro, dagli incentivi per l'apprendistato e il telelavoro passando per l'innalzamento della contribuzione per i co.co.pro, che sarebbero contenute nel maxiemendamento del governo contro la crisi. Secondo Trizio, il governo “continua nella logica 'qualsiasi lavoro purchè sia', che poi è una delle cause del fenomeno che oggi registriamo che è quello della precarietà del lavoro dei giovani e oggi non solo di loro, perchè tutti gli espulsi del mercato del lavoro vengono reinseriti in rapporti precari e saltuari”.

Entrando nel merito di alcune delle misure annunciate, per la leader di NIdiL, “sul tema dell'aumento della contribuzione per gli iscritti alla gestione separata, noi siamo convinti che vada superato il differenziale contributivo al momento esistente tra parasubordinati e lavoratori dipendenti”. “Il punto però – sottolinea – è che sembrerebbe che ancora una volta il governo concepisca questa misura solo ed esclusivamente a fini di cassa, magari per riequilibrare la riduzione ulteriore dei contributi sugli apprendisti”.

Per Trizio, la misura potrebbe tradursi in “un sopruso” per i lavoratori. “Il rialzo dei contributi ai collaboratori o è accompagnato quantomeno da una determinazione di minimo delle prestazioni economiche agganciate ai contratti collettivi per mansioni di pari professionalità – sottolinea la dirigente sindacale - oppure diventa una misura vessatoria su quei lavoratori, perché va a finire che se la pagano direttamente loro. Facciamo un esempio: se io guadagno 1.000 euro e mi rialzano i contributi, io finisco per prendere sempre 1.000 euro e dentro quella cifra mi si scarica l'aumento della quota contributiva”. “Se però - spiega Trizio - non è una misura solo per fare cassa, ma che per una volta almeno pensa anche alla condizioni di vita e di lavoro dei collaboratori, allora va benissimo, ma va accompagnata da una tutela delle prestazioni minime, che impedisca lo scaricamento sulle spalle dei lavoratori di questo costo. Altrimenti è un sopruso verso i lavoratori, solo per far cassa”.

E per superare gli effetti del precariato nel mondo del lavoro il sindacato ha la sua ricetta: “Proponiamo da tempo una semplificazione significativa ed efficace del mercato del lavoro e delle tipologie che lo compongono. Sono state letteralmente inventate delle tipologie con costi e tutele differenti l'uno dall'altro, e in questo modo abbiamo allestito un vero supermercato della precarietà, a condizioni variabili. Serve quindi una semplificazione: quando abbiamo il contratto a tempo indeterminato, quello a tempo determinato, il contratto di somministrazione e l'apprendistato, credo che questo quadro – conclude la segretaria generale - sia in grado di soddisfare le esigenze di produzione e anche di flessibilità all'interno dei cicli economici”.

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