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giovedì 23 novembre 2017

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Una riforma che non elimina gli abusi

Ultimo aggiornamento di mercoledì 15 ottobre 2014 ore 12:00

Se l'intento dichiarato dal legislatore era quello di limitare l'uso improprio e distorsivo delle prestazioni d'opera, in realtà con la legge 92/12 si finisce per giustificare l'utilizzo della partita Iva attraverso molteplici eccezioni a paletti già deboli.

Innanzitutto, i criteri individuati per la presunzione si prestano a forti elusioni e potranno essere fatti valere solo in caso di ricorso al giudice (se non altro, l'onere di provare il contrario è a carico del committente).

Inoltre, le norme si applicano per tipologie di attività molto generiche, circoscrivendo di molto l'area dei possibili lavoratori interessati (sono esclusi infatti gli iscritti agli ordini professionali).

Perlopiù la parziale stretta sui contratti a progetto in molti casi ha determinato un "travaso" ulteriore dalle collaborazioni alle partite Iva individuali.

È infine del tutto assente nelle norme un intervento in grado di riequilibrare il pesante differenziale di costo contributivo, oggi ancora tutto a carico del lavoratore autonomo.