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sabato 18 novembre 2017

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Il rischio di abusi e la legge 92/12

Ultimo aggiornamento di mercoledì 15 ottobre 2014 ore 12:00

Soprattutto per il suo costo inferiore rispetto al lavoro dipendente (visto che non è previsto l'aggancio ai minimi retributivi dei CCNL, e poiché il costo della previdenza viene scaricato interamente sui lavoratori), la prestazione d'opera ha spesso costituito per i committenti un facile strumento di elusione delle norme di tutela del lavoro, mascherando veri e propri rapporti di lavoro subordinato, specie se in condizioni di monocommittenza, oltre che aver sostituito forme contrattuali divenute nel tempo più costose (ad esempio le collaborazioni a progetto).

La riforma del mercato del lavoro (legge 92/2012) ha aggiunto un nuovo articolo, art. 69 - bis, nel d.lgs. 276/2003, introducendo il cosiddetto "principio di presunzione" di riconoscimento di un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa a progetto (e solo di conseguenza di un possibile rapporto di lavoro subordinato), qualora l'attività del collaboratore con partita Iva sia contraddistinta da almeno due dei seguenti presupposti:

  • durata complessiva del rapporto superiore a otto mesi annui, per due anni consecutivi (241 giorni anche non continuativi ogni anno, vedi circolare 32/2012 del ministero del Lavoro) con lo stesso committente;

  • oltre l'80% del fatturato del collaboratore, da valutarsi nell'arco di due anni solari consecutivi (due periodi di 365 giorni non coincidenti necessariamente con il biennio civile), derivante da un'unica realtà imprenditoriale;

  • presenza di una postazione di lavoro fissa presso una delle sedi del committente.

In pratica, qualora ricorrano almeno due dei sopra elencati presupposti, il lavoratore potrà ricorrere al giudice e chiedere di veder convertito il proprio contratto di collaborazione professionale in collaborazione a progetto e, di conseguenza, in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato se la collaborazione è stata instaurata senza l?individuazione di uno specifico progetto.

La configurazione del rapporto come collaborazione coordinata e continuativa implica l'applicazione di tutte le norme che disciplinano tale contratto, incluse quelle relative al regime previdenziale. La legge, a questo riguardo, precisa che, in caso di trasformazione del rapporto in collaborazione a progetto, il collaboratore potrà rivendicare al proprio committente la quota di contributi previdenziali per l'iscrizione alla Gestione separata Inps che lo stesso committente avrebbe dovuto versare al suo posto (infatti l'onere contributivo per i collaboratori è ripartito nella misura di 2/3 a carico del committente e di 1/3 a carico del lavoratore).

A questi vincoli introdotti per scongiurare lo scorretto utilizzo delle collaborazioni con partita Iva, la legge ha tuttavia contemporaneamente previsto molte eccezioni. Infatti, i tre presupposti sopra elencati non valgono:

  1. nei confronti di quanti svolgano attività connotate da "competenze teoriche di grado elevato acquisite attraverso significativi percorsi formativi, o da capacità tecnico pratiche acquisite attraverso esperienze maturate nell'esercizio concreto di attività";

  2. qualora il reddito annuo derivante da lavoro autonomo percepito dal collaboratore sia non inferiore a 1,25 volte il livello minimo imponibile ai fini del versamento dei contributi previdenziali. Ad esempio, per l'anno 2014 il reddito annuo lordo al di sopra del quale non si applica la presunzione corrisponde a 19.395 euro (15.516 x 1,25).

I requisiti sopra indicati devono entrambi realizzarsi in capo al collaboratore, come ha specificato la circolare 32/2012 del ministero del Lavoro.

  1. per le prestazioni svolte da iscritti a ordini o collegi professionali, o ad appositi registri o elenchi professionali qualificati.

Il decreto del ministero del Lavoro del 20/12/2012 ha specificato gli ordini e i collegi professionali sono esclusivamente quelli tenuti o controllati da un'amministrazione pubblica di cui all'art. 1, comma 2, d.lgs. 165/2001, nonché da federazioni sportive, in relazioni ai quali l'iscrizione è subordinata al superamento di un esame di stato o comunque alla necessaria valutazione, da parte di specifico organo, dei presupposti legittimanti lo svolgimento delle attività.

Le nuove disposizioni riguardano solo i rapporti instaurati successivamente all'entrata in vigore della legge di riforma (18 luglio 2012). Per le "vecchie" partite Iva le nuove norme si applicano dopo 12 mesi dall'entrata in vigore della legge (quindi dal 18 luglio 2013).