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mercoledì 13 dicembre 2017

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Associati in partecipazione

Ultimo aggiornamento di martedì 18 ottobre 2016 ore 15:30

PREMESSA

Con l'entrata in vigore del D.Lgs 81/2015 l'associazione in partecipazione non può prevedere, nemmeno in parte, lo svolgimento di attività lavorativa. Restano in vigore i contratti stipulati prima del 25 giugno, data di entrata in vigore del decreto.

L'associazione in partecipazione, secondo il Codice civile (artt. 2549-2554), è un contratto in base al quale l'associante (imprenditore) attribuisce all'associato (lavoratore) una partecipazione agli utili dell'azienda o di uno o più affari, in cambio di un determinato apporto che può consistere in una prestazione patrimoniale oppure in una prestazione di lavoro.

L'associante è quello che gestisce l'impresa o che fa l'affare. L'associato ha diritto ad essere informato sull'andamento dell'azienda e ad esercitare i controlli, nonché al rendiconto dell'affare compiuto o a quello annuale della gestione se questa si protrae per più di un anno.

L'associato partecipa, di regola, tanto alle perdite quanto agli utili, sebbene le perdite non possano superare il valore del suo apporto.

I pagamenti dell'associato dovrebbero avvenire a consuntivo di bilancio; solitamente però vengono erogate quote fisse di compenso sotto forma di anticipi sugli utili.

Se il contratto non specifica la quota di utili spettanti all'associato, questa deve essere calcolata in proporzione al valore dell'apporto dato dall'associato rispetto al valore dell'impresa. Il calcolo è effettuato sulla base dei criteri di valutazione del bilancio dell'impresa.

La fine del rapporto contrattuale può avvenire in questi modi:

  • per decorrenza del termine fissato dalle parti;

  • per inadempimento contrattuale di una delle parti (salvo risarcimento);

  • per perdite gravi o di entità tale da non consentire la prosecuzione dell'esercizio d'impresa. Se prevista nel contratto, la cessazione può avvenire anche per giusta causa.

Normativa di riferimento